lunedì 9 giugno 2014

Governi

Il vero problema emerso dalla vicenda Vodafone, scusate se insisto, è l’espressione “government”. “Che avrà voluto dire?” avrebbe chiesto sognante Simona Marchini nelle sue gag in un intramontabile show radiofonico. La generica dizione “governo”, che non fa assolutamente rima con magistratura, non rassicura. 
umberto rapetto


La pubblicazione della relazione Vodafone, ampiamente corredata da commenti ed inviti ai vari governi a non ledere le libertà individuali, oltre a seguire il copione della trasparenza iniziato da quasi tutte le multinazionali del settore, per rifarsi una sorta di verginità compromessa dagli scandali che ruotano attorno alla vicenda Nsa, è stata probabilmente ispirata anche da un articolo comparso qualche giorno prima sulla rivista specializzata in tecnologia e sicurezza, the register.
La notizia riprendeva la vicenda del progetto tempora, che aveva già destato scalpore l'anno scorso, circa l'obbligo imposto alle aziende di comunicazione da parte della GCHQ, l'agenzia di intelligence britannica, di sottoporre a controllo le linee telefoniche in Gran Bretagna ma anche fuori.
L'elemento di novità introdotto dall'articolo riguarda circuiti di fibre ottiche i cui snodi principali sarebbero localizzati nel Sultanato dell'Oman, e che garantirebbero il controllo delle comunicazioni nel Golfo e nei Paesi circostanti.
I cavi sottoposti ad intercettazione sarebbero stati realizzati da Vodafone e BT.
Presumibilmente i Paesi in cui non vige una legge che regola le intercettazioni sarebbero appunto quelli del Golfo o in generale Paesi ritenuti poco democratici dall'Occidente.

Il garante della privacy si è fatto sentire per ribadire una sorta di sgomento riguardo il controllo che verrebbe esercitato in questi Paesi.
In linea di massima però si tratta di un controllo che il cittadino onesto apprezza.
In Oman quando si va a buttare la spazzatura lasciando la porta di casa aperta, si rientra senza che nulla sia stato trafugato.
Le porte delle banche, senza metal detector, sono chiuse giusto per non disperdere l'aria condizionata.
Qui da noi è già un miracolo se un operatore di polizia risponde ad una chiamata di emergenza.

Rapetto sa benissimo che in certi Paesi per governo si intende "regnante+polizia+esercito".
Una volta rotto un anello della catena, evento spesso indotto anche dai governi occidentali, il regnante viene rimpiazzato e la vita torna come prima.
Qua da noi magistratura e organi di polizia giudiziaria intercettano secondo leggi proposte e votate in parlamento, ma hanno ampio potere di discrezionalità.
E' quello che fa paura dell'elevato numero di richieste che risulta dal rapporto Vodafone.
Quando ero in Oman fui seguita presumibilmente dalla polizia segreta (l'abbigliamento e i tratti somatici degli Arabi non lasciano molte possibilità di camuffarsi adeguatamente) perchè frequentavo un gruppo di letterati molto critici nei confronti del governo e non del Sultano, ma non mi accadde niente.
Nei Paesi Arabi moderati i dissidenti vengono presi e interrogati.
Gli si propone di fare gli informatori.
Se rifiutano gli trovano un lavoro in un altro Paese, solitamente tra quelli del Maghreb, pregandoli di non scocciare più.
Sarà antidemocratico ma quelli che rimangono vivono serenamente.
In Italia a distanza di dieci anni stiamo ancora a chiederci perchè è morto Marco Biagi.

Giuliano Tavaroli, personaggio complesso al quale va riconosciuta autorevolezza per competenza ed esperienza nel campo, raccontava in un'intervista di qualche anno fa come la caduta del muro di Berlino avesse determinato anche un riassetto dell'intelligence a livello mondiale.
L'equilibrio si spostò sempre più a favore della sicurezza privata che poi finì comunque per collaborare con quella "governmental".
Ricordava che l'unico elenco che cedette all'amico Mancini in nome della sicurezza nazionale e mondiale, proveniva dalla Spagna e serviva all'indomani degli attentati di Madrid.
Lo scenario che si prospetta oggi si può riassumere in una generale incapacità dei governi Occidentali di dialogare tra loro e soprattutto di porsi come referenti in termini di equità dei governi dei Paesi che si trovano in zone ad elevata criticità, nonchè in una gestione aggressiva e ai limiti della legge dei servizi di sicurezza e di intelligence.
I terremoti Wikileaks e Snowden, oltre ad allontanare la gente dalle istituzioni e a farle guardare con sospetto all'industria, rischia di rigenerare in maniera drammatica la frattura tra pubblico e privato.
In un futuro non molto lontano potrebbero venire a mancare quelle forme di collaborazione indispensabili per mantenere la sicurezza a tutti i livelli.

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