venerdì 20 giugno 2014

FF

 Si parla molto in questi giorni dei foreign fighters ovvero di tutti quegli Occidentali che partono per la Siria e del problema che potrebbe derivarne del cosiddetto terrorismo di ritorno.
Una volta cioè rientrati in patria, questi combattenti potrebbero colpire proprio nei Paesi di appartenenza.
Posto che questo fenomeno non è nuovo e lo si è osservato in tutti i grandi conflitti dall'Afghanistan alla Somalia, per quel che riguarda la Siria sta assumendo contorni preoccupanti.
E' difficile stabilire il numero complessivo di quelli che partono così come la loro esatta nazionalità.
Si parla in generale, come ha fatto il ministro dell'interno giorrni fa, di residenti.
Un calcolo approssimativo ha stabilito che i foreign fighters potrebbero essere attualmente tra le seimila e le undicimila unità.
Europei e Arabi sono in numero maggiore.
Spiccano Giordani e Sauditi assieme a Britannici, Francesi, Belgi e cittadini dei Balcani.
Il ministro Alfano ha riferito di trenta provenienti dall'Italia, dato evidentemente fornitogli da anti-terrorismo e servizi.
Studi Europei che fanno affidamento anche su altre fonti, parlano di almeno 45 o 50 residenti .

Quello che spinge soprattutto i giovani a partire, oltre alla fede religiosa e all'inquadramento nella scuola giurisprudenziale che seguono (per lo più salafita) è l'appoggio al popolo oppresso della Siria.
Vi sono altresì combattenti che partono per sostenere il regime di Assad, ma questi provengono in gran massa dall'Iran e dall'Iraq.
Entrambi i gruppi sono poi supportati e finanziati anche se questi negano, dagli stessi governi Occidentali e Arabi, nella speranza che il conflitto si risolva.
Speranza vana perchè per lo più esso si ingrossa e si estende nel tempo, aggravando anche il problema dei foreign fighters.

L'addestramento dei combattenti avviene prevalentemente in Siria, ma si pensa che anche qui in Europa ci siano dei campi in Inghilterra, Belgio e Olanda.
Si arriva in Siria attraverso la Turchia con relativa facilità.
Spesso su convogli umanitari o con voli Europei non diretti per non dare nell'occhio.
E soprattutto servendosi di passaporti falsi, il che rende difficile l'identificazione.
I funzionari Turchi vengono sovente accusati di non controllare efficacemente le frontiere ma come giustamente essi ribattono, è difficile valutare se un Europeo ben vestito e dai modi eleganti, sia un potenziale guerrigliero.
Negli ultimi mesi comunque la collaborazione con polizie e servizi stranieri ha migliorato la situazione.

Non c'è un parere unanime sulla questione del terrorismo di ritorno.
Addirittura alcuni studiosi affermano che questo fenomeno riguarderebbe solo l'uno per cento di quelli partiti.
Quello che preoccupa però, è la campagna che gli aspiranti jihadisti o quelli già partiti, attuano con sempre maggiore aggressività su internet.
Qualche ora fa è apparso un video di alcuni militanti con accento Britannico, quindi nativi o nazionali di seconda o terza generazione, che invitavano ad unirsi all'Isis, il gruppo terroristico Siriano.
E qualche giorno fa su Twitter è ricomparsa la foto già vista in Marzo, di qualcuno che presumibilmente a Roma, reggeva un cartello di supporto ai combattenti.
La campagna sui media è talmente forte e coinvolgente, che anche se non partissero in massa e non tornassero, in molti potrebbero esserne influenzati negativamente e compiere atti terroristici nelle proprie città.

Per risolvere questo problema l'ideale sarebbe che i governi raggiungessero un accordo non solo sulla Siria ma anche sull'Iraq e sui rapporti con l'Iran.
Il che sembra essere alquanto difficile al momento.
E' importante quindi che si faccia almeno prevenzione, educando i soggetti esposti ad una corretta interpretazione della religione e soprattutto a sentirsi parte del proprio Paese senza vederlo come nemico.
Processo difficile anche questo, ma fattibile.



Foreign fighters Claudio Galzerano Polizia Moderna

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