mercoledì 16 aprile 2014

Non tanto spesso

"Come accade spesso nei casi di pedofilia, queste persone passano dalla visione delle immagini all'azione contro i bambini - ha dichiarato il comandante del Nucleo operativo dei carabinieri Marco Livio Nasponi - Ci è sembrato che il soggetto stesse per compiere questo passo. Speriamo di averlo fermato in tempo".
repubblica parma


Questione controversa sulla quale è meglio non sbilanciarsi se non si hanno prove certe.
In un tribunale le parole poi suonano come una condanna.
Limitiamoci ai fatti.

Qualche anno fa, addirittura un ricercatore Americano arrivò alla conclusione che la visualizzazione di materiale pornografico, anche infantile, limitava poi la perpetrazione di reati a sfondo sessuale, specie a danno dei bambini.
Lo studio prendeva in esame tre modelli molto peculiari, Paesi come la Cecoslovacchia, la Danimarca e il Giappone, con storia e tradizioni proprie.
In particolare la Cecoslovacchia che dal 1989 in poi liberalizzò le pubblicazioni a tema pornografico, anche con soggetti infantili, sembrò trarne vantaggio per quanto riguarda gli abusi sessuali.
Ovviamente la ricerca fece scalpore e il ricercatore dovette specificare che ogni area è un caso a se, soprattutto in riferimento alle varie tipologie criminali.
Inoltre chiarì che nel materiale pedopornografico che lui consigliava di legalizzare, non dovevano essere utilizzati bambini.

Rimane comunque una zona grigia, la correlazione tra pedopornografia e abusi su minori.
Non sempre chi ama collezionare foto pornografiche di bambini, passa all'azione.
Anzi. Il suo è un voyerismo tecnologico.
Il caso di Parma, a meno che il comandante Nasponi non abbia altri elementi a disposizione, del tipo intercettazioni o racconti specifici di bambini, sembra essere una via di mezzo.
L'anziano probabilmente andava in giro a scattare foto e girare video, per arricchire la sua "collezione".
Questo è un soggetto che potrebbe beneficiare da un trattamento riabilitativo.



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