giovedì 19 dicembre 2013

Tra Maccari e Bassolino, spunta l'anti-Saviano

Non ha resistito e ha postato un tweet. Antonio Bassolino, assolto, ma tirato di nuovo in ballo, dalla magistratura per le inchieste sui rifiuti, ha visto nella vicenda di Vittorio Pisani, molte analogie con il suo processo. E si è affidato al social network con poche battute: «L’assoluzione di Vittorio Pisani, ex capo della Mobile di Napoli, è importante e fa piacere. Mi è sempre sembrato un ottimo poliziotto».
ilmattino


''E' tristissimo -spiega Maccari in una nota- ma siamo ancora una volta qui a dover esprimere soddisfazione perché un valoroso Poliziotto è stato scagionato completamente, profondamente e definitivamente da accuse squallide, infamanti ed ovviamente false lanciate dal pentito di turno accecato dall'opportunismo e dalla sete di vendetta. Il contorto gioco di parole non deve confondere. La felicità che proviamo per il collega è massima, particolarmente in questo caso poiché si parla di Vittorio Pisani, la cui professionalità e competenza e il cui onore non sono mai e poi mai state messe in discussione''.
repubblica

Può darsi che mi sbagli, perchè prima del processo, non conoscevo il dott. Pisani, nè le vicende di contorno.
Ma mi sembra che non abbia mai fatto crociate contro Saviano.
Ha espresso un parere di natura tecnica.
Parere che è stato strumentalizzato dalla stampa, e sbugiardato dalla buonanima del prefetto Manganelli.
Il quale Manganelli, la cui memoria oggi viene richiamata da tutti i neopaladini pisaniani del web, disse chiaramente che la scorta non si toccava, anzi gliela si aumentava.
Sempre per quella storia della politica delle scuse.
Mi si perdoni la crudezza, ma l'ipocrisia non è cosa mia.

Devo fare una confessione.

Io ho un debole per Maccari.
Perchè è una persona di principi, come me.
Lui e il suo sindacato combattono battaglie che vanno oltre il dovere sindacale.
Fanno le veci del capo della polizia e dei vertici.
Si prendono a cuore questioni, di cui si dovrebbe occupare un comandante.
Quindi questa uscita melodrammatica, gliela perdono.

Però mi chiedo dove fossero lui, e tutti gli altri che oggi pontificano su giornali, forum e social networks, nel corso dei primi sei mesi di processo, quando parlavano i pentiti.
Non mi pare di averli sentiti.
Io almeno all'epoca ammisi, che qualche dubbio mi era venuto.
Poi sono rispuntati tutti, quando Pisani ha testimoniato.
Ha portato i fatti e ha convinto tutti.

Le accuse non erano tanto ovviamente false.
Erano poco circostanziate.
Mescolate ad una serie di episodi ed atteggiamenti poco chiari, potevano sembrare credibili.

Se ad un poliziotto, a distanza di anni, un magistrato, che tra l'altro aveva lavorato con lui, contesta, prima di svolgere perizie, l'autenticità di relazioni di servizio, controfirmate da gente del calibro di Gratteri e Caldarozzi, vuol dire che qualcosa non va.
Se si contesta al capo di una squadra mobile, di essersi rivolto ad un magistrato invece che ad un altro, o di aver presentato al magistrato, con un ritardo di dieci giorni, la lettera per comunicare ufficialmente il pentimento di due camorristi, quando poi lo si era fatto a voce ad un altro magistrato, qui non è problema di pentiti.
Se si contestano ad un poliziotto, le modalità di comportamento tenute, nel corso di un rapporto confidenziale, con il criminale di turno, quando una normativa sui confidenti non esiste, vuol dire che ci sono delle lacune normative, che possono ritorcersi contro il poliziotto.

Perchè invece di fare i proclami urbi et orbi, i sindacati non si occupano di tutto ciò?
Può darsi che lo facciano e mi sia sfuggito, però nessuno di loro è saltato fuori a dirlo, in questi due anni.
E' importante stabilirlo, perchè oltre a presunti errori nell'inchiesta o anche a veleni tra i protagonisti di questa vicenda, sono questi i fattori che hanno portato a celebrare il processo.
L'unica colpa che ha il pentito, se ce l'ha, è quella di aver saputo sfruttare al meglio, una situazione di marasma generale.


between a rock and a hard place

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