“Chi non è militare non lo sa – spiega l'ufficiale – ma cinque giorni di consegna sono un'enormità, una punizione infamante, soprattutto per un medico. Punire il medico è come punire il prete: in Kosovo il primo ospedale era a due ore di distanza, tutti si dovevano fidare di me nella base, ed era ciò che facevano”. repubblica bologna
Ai tempi della guerra del Dhofar, nel sud dell'Oman, i beduini tagliavano le corde vocali ai cammelli, per non essere individuati dal nemico Inglese.
Gli animali fanno parte della vita dell'uomo, in pace ed in guerra.
C'è qualcosa che non torna in questa storia.
Non solo spesso e volentieri, i cani in zone difficili come Iraq ed Afghanistan, vengono adottati e portati a casa, dai militari in servizio, ma tutti gli eserciti hanno un corposo capitolo, all'interno dei propri manuali, che riguarda appunto le modalità di trattamento dei randagi.
L'obiettivo principale è quello di salvarli e di non lasciargli comunque, ledere la salute della popolazione e dell'esercito stesso.
In Kosovo la polizia locale, assieme ai soldati stranieri, ha spesso lavorato alla realizzazione di canili che raccolgono i randagi.
Dopo aver consultato amici Americani che hanno prestato servizio in zone ad alto rischio, l'impressione generale è che l'accusa probabilmente, non sia incentrata sul salvataggio del gattino, ma abbia a che fare con un atto di insubordinazione legato alle modalità di esecuzione delle procedure.
Riguardo alla sproporzione tra danno e punizione, bisogna ricordare che parliamo di aree di guerra, con notevoli punti di criticità, che possono essere tenuti sotto controllo, solo attraverso la stretta osservazione di norme rigorose.
Spesso salvare la vita ad un animale, può danneggiare quella di migliaia di essere umani.
La disciplina in ambito militare, è fondamentale affinchè non regni il caos.
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