sabato 17 agosto 2013

Sur-reale

Una storia a tratti surreale con un finale (almeno per il momento) quasi a sorpresa, anche per gli stessi carabinieri che hanno illustrato la vicenda nei dettagli. L'uomo è stato infatti giudicato con rito direttissimo e ha patteggiato una pena blanda, di un anno e sei mesi di reclusione complessivamente. Ma secondo il giudice non c'erano gli estremi per la misura cautelare. E così Ciappini – che si è giustificato dichiarando di essersi costruito la pistola per autodifesa – è stato già scarcerato ed è tornato a casa. In quella stessa casa dove vive con la figlioletta e la sua ex compagna che lo ha querelato per maltrattamenti e che ora frequenta un suo ex amico.
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A leggersela sul Carlino e Repubblica, che hanno raccontato la vicenda in maniera abbastanza sbrigativa, qualora un giorno ci dovesse scappare il morto, anzi la morta, il popolo di Facebook se la prenderà con il giudice.

In realtà i dettagli resi noti dai giornali romagnoli, descrivono una situazione di degrado sociale, una sorta di harem che per un po' vive sotto lo stesso tetto, difficile da decodificare attraverso la legge.
Se il giudice ha ritenuto legittime le ragioni della detenzione di quelle armi, vuol dire che c'erano le condizioni.
Il tutto cozza con la conferenza stampa spettacolo dei carabinieri, ma così è la vita in Italia oggi.



"La reciprocità degli insulti — testuale, dalla sentenza — mal si concilia con la sistematica mortificazione di un soggetto rispetto all’altro". E gli atti di aggressione fisica, "da iscrivere in un clima di forte e non contenuta conflittualità delle parti... si pongono al di fuori di una programmatica volontà di sopraffazione ed appaiono... frutto dell’incapacità di autocontrollo del marito in situazioni di esasperazione".repubblica

Ovviamente bisognerebbe avere il testo della sentenza a disposizione e tener conto del fatto, che un dibattimento in aula è più una rappresentazione teatrale che una rassegna di prove.
Basta prendersi la briga di seguire i processi su radio radicale per comprendere come, abbiamo un serio problema di giustizia in Italia.
Pero' questa sentenza mi dà ragione quando sostengo che in alcuni casi, le vittime di pedofili, possono essere considerate al massimo vittime di abusi sessuali o violenze, ma non di pedofilia.
Non esistono vittime in senso assoluto, perchè la società occidentale è strutturata in maniera molto complessa.
La vittima non è sempre tale o sempre innocente, come afferma il Questore de L'Aquila.
Ovvero lo è, a livello emotivo.
L'applicazione rigorosa delle norme, è altro.

In questo caso non stiamo parlando della ragazzina dello Yemen data in sposa ad un anziano o di quella del Pakistan sposata ad un Corano, per usufruire della dote, nè parliamo di un matrimonio concordato in Sicilia e di una giovane moglie rinchiusa in casa.
La corte ha evidentemente riconosciuto una situazione in cui la donna aveva un certo spazio di manovra e ha potuto reagire.
Si vuole l'uguaglianza o parità di trattamento?
Ebbene quando la si ottiene, essa deve essere valida per tutte le situazioni.

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