giovedì 1 novembre 2012

Cultura post-fascista





Il colonnello Jannone e' una persona di buon senso ed equilibrio, da ascoltare con attenzione.

Ma non sara' che poi' tutta questa cultura e valori da trasmettere alla popolazione, soprattutto ai giovani, non ce li abbiamo piu' ?
E magari lo stato di polizia, con la totale dipendenza dalle forze dell'ordine, fa comodo un po' a tutti, sia quando si vince che quando si perde ?



L'appuntanto Manti a Corleone mi accolse all'ingresso della caserma il 15 settembre 1989. 
Io giovane Capitano spedito al fronte, mi ritrovai di fronte a questo omone atletico, con baffetti e capelli brizzolati, elegante nei modi e dallo sguardo gentile e rassicurante. 
Dopo pochi giorni divenne una delle persone di cui mi fidavo maggiormente. Mi copriva le spalle nei nostri movimenti notturni a caccia di latitanti. 
Lui non era neppure siciliano. Eppure il dialetto corleonese per lui non era un mistero. 
Fu così che il suo nuovo ufficio ben presto fu la sala intercettazioni. 
Ad ascoltare le difficili conversazioni tra parenti dei latitanti corleonesi. In molti si chiesero perchè lui. 
"Forse andava bene solo per fare il piantone", pensava qualcuno. 
Ma i fatti mi diedero ragione. 
 Il solido Manti trascorreva anche 10 o 12 ore con quelle cuffie e cercava di comprendere e trascrivere più che poteva, con la dedizione del vecchio contadino cocciuto. 
Ma un giorno, all'improvviso si ammalo'. 
Era tumore. Tumore al midollo osseo. 
Io trascorsi con lui numerose ore con lui in ospedale, cercando di restituirgli quelle che lui aveva generosamente donato a me, alla gente, all'Arma. 
Gli tenni le mani, mentre oramai distrutto dalla malattia, ebbe la forza di pronunciare, con un accenno di sorriso le ultime parole
"Se guarisco posso continuare in sala intercettazioni?" Non aggiunse nulla. E si spense così quell'umile, silenzioso eroe. 


IN RICORDO DELL'APPUNTATO MANTI. di Angelo Jannone

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