mercoledì 10 ottobre 2012

Non guardi la gabbia, guardi me

La bella notizia e' che il mio regalo di compleanno sara' l'audizione di Fabio Cannavaro, cosi' magari sapremo se e' veramente tirchio come dice o capitone, e come ha fatto l'ispettore Serpico a portarlo in procura "sua sponte" .

L'udienza di ieri  non e' stata molto piacevole, perche' che chi ha poca dimestichezza con vicende d'usura, ha potuto toccare con mano, il buio nel quale si puo' sprofondare, e la difficolta' che gli inquirenti hanno, nel portare alla sbarra coloro i quali sono dediti a tale crimine .

Nonostante i presunti colpevoli siano in carcere da tempo, e vi siano due procedimenti dibattimentali in corso, il testimone esaminato ha negato alcuni punti fondamentali della dichiarazione resa alla polizia giudiziaria il 30 Maggio 2011 e si e' anche contraddetto piu' volte sulle ritrattazioni in aula .
Mario Crisci, litografo, ha esordito quantificando l'entita' dei prestiti ottenuti da Mario Potenza nella somma di circa 60000 euro, che coprirebbero gli assegni trovati dalla polizia giudiziaria, e ha ammesso un pagamento di interessi massimo dell'1% .
In seguito a contestazione, ha corretto il tiro ammettendo che nel corso del rapporto trentennale con o' chiacchiarone, ha ricevuto circa 250000 Euro, ma ha continuato a negare che gli assegni trovati, dell'importo di 7700 euro ciascuno, costituissero l'interesse mensile da corrispondere .
E ha aggiunto che lui gli interessi li pagava "di rado" e spesso con il frutto del suo lavoro (biglietti di manifestazioni teatrali) . Ha inoltre negato, a fronte di intercettazioni, contatti diretti con Bruno Potenza e la conoscenza del lavoro svolto dalla signora Plancqueel per i Potenza, in relazione alle loro attivita' di prestasoldi, sconfessando quanto detto nel verbale .
Secondo lui non sarebbe nemmeno vero che ando' dai carabinieri a denunciare Mario Potenza, episodio che gli fu contestato dalla polizia giudiziaria in sede di verbale .
Ha perfino negato, di essere a conoscenza del fatto che Mario Potenza era noto nel quartiere come usuraio .
Si e' limitato ad ammettere che alle prime difficolta', il cognato si offri' di portarlo da una persona che poteva aiutarlo .

Nel frattempo Pisani, sempre nella giornata di ieri, ha testimoniato al processo dei prosciuttari, illustrando come avesse compreso che una serie di persone tra i falchi non era affidabile, cosa che lo aveva spinto a tenerli lontano dalla sua squadra in un primo momento, e poi quando ci furono le condizioni, si reco' in procura a denunciare la cosa .
Forse si dovrebbe riflettere sul punto : la denuncia si fa, quando la legge lo consente .

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