Continuo a seguire con dolore i combattimenti in Ucraina e nella Federazione Russa, e pensando alle norme di legge adottate di recente in Ucraina, mi sorge un timore per la libertà di chi prega, perché chi prega veramente prega sempre per tutti. Non si commette il male perché si prega. Se qualcuno commette un male contro il suo popolo, sarà colpevole per questo, ma non può avere commesso il male perché ha pregato. E allora si lasci pregare chi vuole pregare in quella che considera la sua Chiesa. Per favore, non sia abolita direttamente o indirettamente nessuna Chiesa cristiana. le Chiese non si toccano!
lunedì 26 agosto 2024
The devil inside
giovedì 9 maggio 2024
Tra bicipiti e colorito
Проверила вручную — бицепс каменный. Здоровье, судя по румянцу, отменное.
Un emocromo sarebbe più attendibile come PoL.
venerdì 15 settembre 2023
в очень тяжелом состоянии
Cominciai a seguirlo su livejournal. Kadyrov è stato un pioniere dei social.
Ne ha capito subito l'importanza.
Non è un intellettuale. Possiede un'intelligenza vivace.
Avevo aperto un profilo su quella piattaforma, all'epoca usata per lo più da microbloggers sia di regime che di opposizione, per cercare di capire la galassia di Putin.
Gli chiesi un chiarimento su un post che aveva scritto e che non mi vedeva d'accordo.
Gli rivolsi la domanda in inglese. Lui, o il suo staff, replicò con modi cordiali in ceceno.
L'aspetto curioso della notizia di stato di pre-morte mandata a dire dalla solita intelligence ucraina, è che viene come al solito immediatamente ripresa principalmente dalla stampa italiana. Inglesi e americani non se la filano.
I tedeschi sono forse impegnati a dichiarare guerra a noi. Vediamo che dicono i servizi.
Ramzan Kadyrov era l'unico che poteva tenere assieme un popolo con una storia complessa. E a modo suo per un lasso di tempo lo ha fatto.
Poi si è perso appresso alle guerre di Putin, ai principi arabi e alla diaspora cecena in giro per il mondo.
E' la che è cominciato il coma.
sabato 3 settembre 2022
Indefinite
“I realized that I have been sitting in my position for a long time,” he wrote. “I think my time has come [to leave power]."rferl.org Telegram vid.
Tra i sogni nel cassetto c'era quello di conoscere Hakan Fidan.
Sogni da riconsiderare visti gli effetti.
lunedì 20 luglio 2020
🤣
5:15 PM · Jul 20, 2020·Twitter Web App
Secretary Pompeo
Помпео, мы принимаем бой!
Дальше будет интереснее!
🤣 5:10:13 PM
Kadyrov_95
martedì 7 luglio 2020
Ha stato Ramzan
Both, victims and alleged perpetrators are not clean sheets. Martin B. was convicted, for trafficking, pretending to be punished and providing false testimony. Most recently, he may have trusted the support from the constitutional protection department. He is considered an informant and confidant after serious criminal acts occurred in 2017. When 22 Chechens were arrested on the Danube Island with a submachine gun and other weapons, Martin B. was among them. In the course of extortion and an insurance fraud, a pizzeria was blown up in Hollabrunn. Martin B. is said to have made contact with an Egyptian doctor who cared for the burnt victim. The doctor may have prescribed drugs for the clan, thousands of which were sold expensive in Chechnya as replacement drug. Most recently, he had served a prison sentence until late summer 2019, from which he was conditionally released. Voiceofvienna
"A 43-year-old asylum seeker, a citizen of Russia, was killed. Prior to that, a shooting occurred. The circumstances are being established," Lower Austria region’s police spokesman Walter Schwarzenecker said. Tass
La narrazione che vede Ramzan Kadyrov al centro delle trame contro traditori ed oppositori in Russia e in Europa principalmente, è compatibile con la fase ascendente di un giovane presidente a capo di una repubblica che deve fare ancora i conti con un passato di sangue atipico. Una guerra anche contro se stessa.
Attualmente Kadyrov è bene inserito in vari contesti. Da quello regionale alla politica dei palazzi.
Ha lanciato un asse solido verso il medio-oriente. Si è inserito nel dossier libico.
Sull'altro fronte, la comunità cecena è anch'essa bene inserita nel tessuto europeo.
Mantiene legami con ambienti opachi nella terra natia. Ne ha costruiti di nuovi con la criminalità locale e con un certo tipo di destra europea che guarda ai ceceni come un modello affine.
E' bene approfondire questo tipo di vicende per verificare se qualcosa sta cambiando in scenari che sono parte dei nostri territori.
mercoledì 22 agosto 2018
Quel Kadyrov sempre più in difficoltà e l'appello di Amir Al Shishani
Ramzan Kadyrov
There is no use in killing poor policemen who traded religion for a bit of bread. For the sake of eliminating one or two of these poor people, who don’t impact on us, don’t blow yourselves up, make raids on them and so on. With everything you do, think things through properly, and act effectively and accurately, like Yusup did. It’s one thing what Yusup did — in such cases you can still sacrifice yourselves. Otherwise, you need to have patience, until Allah gives the opportunity and our time comes to prove yourselves to the fullest. Traduzione a cura di Joanna Paraszczuk per Chechensinsyria
Il colonnello Yuri Budanov fu l’unico militare russo a essere processato per crimini di guerra perpetrati nel periodo del conflitto in Cecenia. La condanna fu inflitta per abuso di potere.
I crimini commessi, secondo l’accusa e anche il giudice che prese atto delle evidenze fornite senza approfondire più di tanto, erano abuso di potere e omicidio. Non gli furono mai contestate la tortura e la violenza sessuale alla quale egli in maniera brutale sottopose una ragazza cecena. Secondo la difesa si trattava di una povera giovane mandata a compiere attentati. Il suo omicidio fu un legittimo atto di tutela da parte dell'esercito.
Il colonnello Budanov, nel frattempo divenuto una bandiera per nazionalisti, neonazisti e una larga parte dell’esercito russo, alla fine trascorse in carcere solo una frazione del periodo da scontare. Il suo fu una specie di processo farsa, con tanto di annuncio pubblico rivolto al Cremlino per comunicare la chiusura delle indagini, a dimostrazione del fatto che nessuno in Russia è al di sopra della legge. Un modo di sedare gli animi dei ceceni prostrati da anni di guerra e soprattutto dalle nefandezze commesse dall'esercito russo.
Nella primavera del 2013 una corte moscovita condannò un giovane ceceno a quindici anni di carcere per l'uccisione del colonnello Budanov avvenuta in circostanze poco chiare un paio d'anni prima.
Tra ritrattazioni varie da parte dei testimoni e cambi di giuria, la corte giunse alla conclusione che Yusup Temerkhanov, mai reo confesso nonostante la somiglianza estrema con la figura ripresa dalle telecamere di sorveglianza, si era reso artefice dell'omicidio assieme ad un paio di complici per vendicare la morte del padre avvenuta per mano delle forze russe nel corso di una delle guerre in Cecenia. La difesa di Temerkhanov si appellò alla Corte Europea non solo per fare annullare il verdetto, ma in seguito anche per richiamare l'attenzione sulle terribili condizioni nelle quali versano quelli che, come il suo cliente, vengono mandati in Siberia.Infatti in carcere, qualche settimana fa, il giovane ceceno è morto in circostanze misteriose.
Ramzan Kadyrov in passato si è spesso scagliato contro Budanov e l'orribile crimine commesso ai danni della giovane cecena. Anche a lui conveniva puntare il dito contro il soldato russo cattivo che non incarnava i principi dell'esercito.
Mai però aveva parlato di Temerkhanov. Tantomeno lo aveva indicato come martire.
Lo ha fatto in questi giorni esaltando l'eroe caduto sotto la scure dell'errore giudiziario.
Non martire nel modo in cui il popolo ormai lo percepisce. Il prode ceceno che ha vendicato l'onore della giovane Kungayeva uccidendo il soldato russo.
Kadyrov ha invece difeso l'innocenza di Temerkhanov sottolineandone lo stoicismo. Così facendo ha fatto rientrare, un eroe amato dal popolo e dagli jihadisti, in quel misto di nazionalismo e sufismo di cui si serve per tenere sotto controllo la Cecenia.
Una mossa molto strana per uno come lui, che non si è mai preoccupato delle accuse di sevizie e torture (che potrebbero essere alla base della morte in carcere di Temerkhanov ) avanzate da più parti del globo verso il suo governo , e che non è sfuggita agli jihadisti del Caucaso presenti in Siria.
Alexander Bortnikov, che per catturarlo e ucciderlo mise in campo diverse squadre speciali nell'arco di una settimana, descrisse Said Buryatsky, nel corso del briefing con il presidente, come il nuovo Shamil Basayev. La pericolosità di Buryatsky stava nel mito che tutt'oggi accende gli animi dei giovani del Caucaso. E che non a caso è stato rispolverato, nel lungo messaggio dedicato alla commemorazione di Yousup Temerkhanov, da parte del comandante di Junud Al Sham.
Originario di una piccola regione della Siberia, dove tutti o quasi praticano il buddhismo, Aleksandr Tikhomirov aveva dedicato la sua vita alla lotta di liberazione del Caucaso dove si era trasferito dopo aver completato gli studi religiosi in Africa e Medio-Oriente.
Secondo l'FSB con lui furono catturati e uccisi diversi ragazzi russi molto giovani.
Uno scenario in apparenza simile a quello degli attacchi avvenuti a Grozny negli ultimi giorni.
Ragazzini tra gli undici e i diciotto anni.
In realtà, nel caso di Buryatsky, da più parti fu rilevato che il suo gruppo ebbe molto successo perchè poté avvalersi della collaborazione di apparati governativi.
Anche di molti appartenenti alle forze dell'ordine e all'esercito.
Una realtà molto comune che i siloviki tendono sempre a nascondere.
Allo stesso modo, i recenti attentati hanno mostrato un alto livello di coordinamento che poco spazio lascia all'iniziativa di un gruppetto di giovani esaltati di Daesh.
Il messaggio di Amir Muslim Al Shishani, giunto un paio di settimane fa, non era il classico invito a mettere da parte la strategia dei piccoli attacchi per puntare maggiormente sugli attentati in grande stile. Piuttosto si è trattato della conferma di voci, in giro da diverso tempo, che vedono Kadyrov in grossa difficoltà anche all'interno dei propri circoli di fedelissimi.
I riferimenti continui alle "opportunità" da cogliere e l'esortazione a non accanirsi contro i poliziotti che hanno messo da parte la religione per portare a casa un pezzo di pane, sono indicativi di un clima diverso rispetto a quello fatto di disperazione e rabbia al quale la Cecenia ci ha abituato.
Amir Muslim potrebbe avere avuto informazioni in tal senso, oltre che dalla vasta rete di contatti che conserva all'interno del Caucaso, anche dagli incontri delle ultime settimane che un po' tutti i ribelli hanno avuto con l'esercito russo per trattare non solo dell'eventualità di deporre le armi ma anche per gli scambi di prigionieri. C'è da ricordare inoltre, il velo di mistero che avvolge alcune fasi della vita di Al Shishani che, secondo alcuni commentatori, spesso in passato avrebbe avuto contatti e scambi di favori con apparati di sicurezza di governi anche al di fuori del Caucaso. Il suo trasferimento in Siria sarebbe stato facilitato in ottica anti-russa.
Al Cremlino, e anche all'interno dell'Fsb, molti non vedono Kadyrov con favore.
E' possibile che al momento vi siano manovre concrete in atto per allontanarlo e Shishani ne è venuto a conoscenza.
domenica 24 settembre 2017
Le ambizioni di Ramzan
Il commento di Dmitry Peskov, che ha parlato di emotività dei musulmani rispetto a tematiche delicate come quelle dei rohingya, dà un'idea di quello che è da sempre l'approccio del Cremlino nei confronti della guida della Cecenia. Cosciente ma non preoccupato.
Ramzan Kadyrov è una specie di Haftar del Caucaso.
Ha però un solo interlocutore politico e, consapevole dei propri limiti, non intende sorpassarli.
Mentre nel generale Haftar, dopo la convocazione in Francia, si sono rafforzate le velleità politiche, tanto da iniziare una serie di giri frenetici in cerca della legittimità in grado di fargli scalzare Serraj dal proprio ruolo, Kadyrov è ben conscio del fatto di non essere in grado di andare oltre il governo della sua terra.
Lo fa aiutandosi con il pugno di ferro e con l'uso accorto delle tradizioni culturali e religiose che sa di poter amministrare secondo le proprie esigenze. Il sufismo e la storia della sua famiglia. In tutto ciò è supportato da fedelissimi come Daudov e Delimkhanov. Probabilmente per il futuro accarezza l'idea di un seggio in parlamento che verrebbe ad integrarsi alla perfezione con l'asse costruito con il Cremlino.
Non ha ambizioni internazionali. Ama comunque mantenere una sfera d'interesse globale.
E' in ottimi rapporti con le casate del Golfo. Un plotone di suoi soldati è stabilmente in Siria a ribadire il contrasto con i ceceni di Daesh. Gli inviati, sia di Haftar che di Serraj, dopo Mosca fanno tappa a Grozny. Ma le manifestazioni di supporto alle cause dei musulmani, più che aiutarlo a diventare un riferimento alternativo a Erdogan e agli al Saud all'interno della galassia musulmana, o a costituire una minaccia per Putin, servono a reclamare l'identità delle popolazioni del Caucaso all'interno della federazione russa.
Non in contrasto al governo centrale ma per indicare alla sua gente che la Cecenia è saldamente sulla mappa e nulla ha da temere. Piuttosto ha tutto da guadagnare dalla convivenza pacifica con il resto della nazione.
Il presidente russo è ben consapevole della situazione e continua a tenere comunque un occhio vigile.
domenica 29 gennaio 2017
Private eyes
Ассаламу алайкум! Сегодня я встретился с советником Главы ЧР, депутатом Госдумы Адамом Делимхановым и муфтием Чечни Салахом-Хаджи Межиевым. Они вернулись из Сирии, где находились по моему поручению. Делегация встретилась с братом президента Сирии, генералом Махером Асадом, известными религиозными деятелями, преподавателями и студентами Дамасского университета, губернатором провинции Алеппо Хусейном Дияб, представителями российского военного командования. Межиев и Делимханов посетили батальон военной полиции МО РФ, в котором проходят службу молодые люди из Чечни. Бойцы с гордостью говорили, что им выпала честь нести службу по поддержанию мира и правопорядка в Алеппо, защищая гражданское население от террористов. kadyrov_95
Foto Maher Al Assad Facebook
Da parecchi giorni girano notizie su presunte condizioni critiche di Assad.
Si è partiti con un problema agli occhi. Poi un infarto per stress. E alla fine una condizione seria agli occhi determinata da pressione alta. Stasera veniva dato per certo in ospedale.
Solite campagne per esercitare pressioni e confondere, però è strano che lo staff del presidente abbia optato per un comunicato ufficiale. Così facendo confermano che c'è comunque nervosismo.
Interessante il racconto di Kadyrov che ha mandato Delimkhanov in Siria a trovare i ceceni che stanno combattendo nell'esercito russo e a fare quattro chiacchiere con Maher. Nelle ultime ore si parla anche di una transizione che lo vedrebbe protagonista.
Sembra che i russi vogliano chiudere la partita . Difficile prevedere come.
L'unica cosa certa è che come gli americani in questi anni, del medio-oriente e della Siria poco hanno capito. La mossa della fusione tra fazioni ha spiazzato anche loro. Chissà come gliela ha spiegata Assad.
domenica 28 febbraio 2016
As time has passed
wsj
Nell'ottica di un cremlino che deve giocarsela su più fronti e ha come obiettivo principale quello della cancellazione o per lo meno di una riduzione drastica delle sanzioni, Kadyrov comincia a diventare un personaggio scomodo. Al di là del carisma e della tradizione paterna, Ramzan ha ormai instaurato un sistema ben collaudato al timone del quale potrebbe andare qualcun altro.
Potrebbe aver fiutato un invito ad uscire che nel variegato mondo di Putin spesso si traduce in soluzioni non proprio ortodosse. Quindi il suo potrebbe essere un tentativo di lanciare una offerta al suo mentore circa il successore (Magomed Лорд Daudov negli ultimi tempi si è mostrato più aggressivo e intraprendente del solito) oppure un modo di chiedere di più minacciando di lasciare.
Attendiamo sviluppi.
Foto Ramzan Kadyrov Instagram
giovedì 4 dicembre 2014
Spari a Grozny in direzione Cremlino
Nonostante le immagini spaventose e i tentativi fatti sui social media per richiamare il ricordo di Beslan, pare più ragionevole dare retta alle testimonianze che provengono da Grozny e che parlano di una città ormai sotto il controllo delle autorità.
Le prime dichiarazioni del presidente Kadyrov ovviamente tendevano a tranquillizzare la popolazione ma la sua versione sembra essere quella più vicina alla verità.
Il bilancio attuale è di dieci poliziotti morti e circa trenta feriti.
I terroristi non saranno i pochi di cui parla Ramzan ma di sicuro nemmeno le centinaia millantate dai media soprattutto occidentali.
Testimoni oculari hanno permesso di ricostruire le dinamiche notturne.
Alcuni soggetti a bordo di tre taxi sarebbero entrati in città dal distretto Urus Martan diretti verso la grande moschea.
Lì sarebbero iniziati i primi scontri a fuoco.
Fuggiti in direzione del palazzo della stampa e ormai assediati dalla polizia si sarebbero spostati all'interno di una scuola.
Alla luce dell'attentato kamikaze avvenuto il 5 ottobre in occasione della festa nazionale ad opera di un solitario che era fuggito da casa un paio di mesi prima, probabilmente equipaggiato o ispirato da Emir Khanzat capo delle truppe di Ryadus saliheen, si potrebbe ipotizzare che questa sortita sia stata organizzata dal successore di Dokka Umarov.
Aliasaskhab Kebekov non è un fautore degli attacchi suicidi e per questa ragione da parecchio è entrato in rotta di collisione con Khamzat che a suo tempo era in pessimi rapporti anche con Umarov.
Certo è che la data scelta per l'attentato, la notte che precedeva il discorso di Putin dinanzi all'assemblea federale, non è casuale.
In un momento in cui, dopo l'annuncio della rinuncia delle partnership europee su southstream in favore della Turchia, la Russia è sempre più avversata dall'Occidente, chi finanzia i terroristi potrebbe aver scelto di agire in maniera più incisiva.
Molti hanno interpretato la dichiarazione di Kadyrov sulla provenienza esterna degli attentatori, come un'accusa contro l'Isis.
C'è da dire però che a parte una massiccia partecipazione dei ceceni alle guerre in Siria e in Iraq nonchè in Ukraina, nulla al momento fa pensare a fattive collaborazioni.
giovedì 25 aprile 2013
Cecenistan
Questa è la realtà che i giornali Americani e internazionali, in questi giorni non hanno raccontato, perchè non la conoscono o perchè non vogliono che venga fuori :
un Presidente che incontra i blogger e dialoga con loro .
Per l'Occidente Ramzan Kadyrov rimane il cattivo che opprime il suo popolo, ma non è così .
Il giovane presidente Ceceno deve confrontarsi con una realtà fatta di terroristi che ancora dominano parzialmente il territorio e di ragazzi che hanno incubi notturni, per i ricordi della guerra .
Nel frattempo l'FBI ha reso noto che "un governo estero" aveva chiesto di monitorare i fratelli Tsarnaev.
Ovviamente è stato l'FSB di Bortnikov .
Non possono ammetterlo, ma è una conclusione logica .
Adesso stanno cercando un qualsivoglia legame con i terroristi Ceceni veri, ma è difficile trovare qualcosa che non esiste .
E' spuntata fuori, una frequentazione con un filantropo Georgiano .
Quella sarebbe una pista migliore .
Tra quelli che finanziano maggiormente il terrorismo Ceceno, per dar fastidio a Putin, vi sono proprio i Georgiani .
Evidentemente non hanno capito il messaggio della guerra del 2008 .
Bisognerebbe fargli il richiamo .









