Il primo riguarda quanto spesso si faccia passare per religioso ciò che invece è culturale: molte famiglie, nonostante i figli siano cresciuti in un Paese diverso dal loro di origine, preferiscono che i figli sposino qualcuno che abbia la loro stessa cultura, il loro stesso background, non rendendosi conto che i figli, al contrario, potrebbero non riconoscersi in tutto questo e cercare invece persone più affini all’ambiente in cui sono realmente cresciuti. Usando la religione come “scudo” per scelte che vogliono loro, senza spiegazioni, con un “così è” e basta. Un'italiana a Tunisi
Si può verificare anche una reazione in senso opposto.
Per le famiglie si tratta di un modo per rimanere attaccati alle proprie radici essendo consapevoli del fatto che pur essendo l'Italia un Paese poco ospitale nei confronti dei cittadini stranieri, in particolare dei musulmani, qui rimarranno finchè le condizioni lo consentiranno.
E' proprio da questo impianto familiare che è nato il successo di Daesh.
Una volta che all'adolescente viene instillato il concetto che quella della famiglia è una religiosità corrotta e di facciata, che allontana anche dalle radici culturali, questi saranno pronti ad accogliere la versione radicale della religione.
E a tornare nelle terre di origine ritenute anche essere corrotte in quanto i patti sulla migrazione prevedono la presenza di quegli stessi Paesi che li hanno accolti. O a compiere attentati su suolo europeo.
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