sabato 7 luglio 2018

007 al bar

Hanno raccontato che era Gazmend Zenuni a reclutare le ragazze in Romania, grazie anche alla buona parola delle tre donne arrestate. In totale erano 9 le donne arruolate dal gruppo criminale: si prostituivano per 30 euro e la contabilità dell'"azienda" era tenuta in modo puntiglioso dai protettori. I carabinieri calcolano che la somma dei proventi della prostituzione sia di 70.000 euro. Se una ragazza faceva resistenza veniva punita severamente. Gazmend Zenuni è accusato di aver picchiato e violentato una ventunenne per costringerla ad avere rapporti sessuali coi clienti. C'era anche una sorta di ronda di protezione, di cui facevano parte Zenuni, Delia, Tricarico e Iacono, per proteggere le ragazze da eventuali aggressioni dei clienti e soprattutto per impedire che finissero nelle mani di bande rivali. iltirreno2007
 
...Ne keto kushte, pretendohet (nga i pandehuri Emil Kalimeri dhe nga prokurori ne gjykim) se, i pandehuri Emil, ka shkuar tek nje miku i tij, i cili quhet Gavrosh Pogace, (qe ka nje agjensi turistike), dhe ka prere nje bilete per mikun e Irmes “agjentin e pretenduar te Interpolit”, Pavlin Delia. ... Tirane,me 24.04.2015

Quanto al “sicuro ravvedimento” ritenuto dal Tribunale di sorveglianza, per valutarne l’impossibile sussistenza sarebbe stato sufficiente leggere la sentenza n. 2/08 emessa dalla Corte di assise di appello di Messina il 18 marzo 2008, con la quale fu confermata la condanna di Giovanni Sutera (e di Gerlando Alberti junior) per l’omicidio di Graziella Campagna. In quella sentenza, infatti, si legge come Giovanni Sutera e Gerlando Alberti junior ottennero protezioni di alto livello sociale e perfino istituzionale (il sindaco e il comandante della Stazione dei carabinieri di Villafranca Tirrena) per trascorrere la latitanza in provincia di Messina; come essi furono indebitamente agevolati perfino prima del sequestro e dell’assassinio di Graziella Campagna, allorché sfuggirono a un posto di blocco l’8 dicembre 1985; come essi poterono ulteriormente godere di incredibili depistaggi compiuti dai vertici dell’Arma in provincia di Messina fin dall’immediatezza del delitto, Fabio Repici Aprile 2018

M.S,, inoltre, è perfettamente a conoscenza di chi sono i Sutera e vorrebbe tenerli fuori dalla gestione societaria, per questo fa presente a Morelli che anche Giovanni Sutera non ci deve essere. E l'ex politico sembra rassicurarlo sull'argomento. “Me le intesto io le quote (…) ho Giovanni (Sutera) a carico mio e basta, ce l'ho io a carico mio, basta” gli dice al telefono. All'ex poliziotto, Morelli racconta anche l'ingarbugliata situazione di quei 50.000 euro che la procura contesta. Una situazione molto delicata, su cui però Morelli, dopo avergli spiegato la sua difesa, si mostra fiducioso, “io la smonto subito la bancarotta fraudolenta”.ilsitodifirenze

Quello che colpisce, dell'inchiesta condotta dalla procura distrettuale antimafia di Firenze, non è tanto la presenza del politico di turno o il presunto ruolo avuto da un appartenente ai servizi segreti. Ma la serie di falle che hanno facilitato l'assestamento di una struttura criminale in un territorio che almeno in teoria dovrebbe essere estraneo a certe logiche.
E il problema non riguarda solo lo straniero che delinque e che rimane comunque in Italia.
Il sistema che ha permesso che Sutera uscisse dal carcere è italiano e viene applicato a tutti.

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