Ad un amico poliziotto che mi raccontava che lui accettava incarichi d'insegnamento universitari solo a patto di non ricevere compenso perchè era convinto del fatto che quell'impegno fosse parte del suo servizio allo stato, obiettai che quel rifiuto era anche una mancanza di rispetto nei confronti dei colleghi che comunque accettavano e magari utilizzavano quei soldi per scopi benefici.
Dell'ennesima telenovela di decapriana fattura, mi stupisce il fatto che la presidenza della repubblica abbia offerto l'onorificenza. Pare chiaro ormai, che il colonnello non intende l'Arma e le istituzioni così come sono state concepite nel loro complesso. Rifiuta lo sfarzo, le gerarchie, la disciplina e il rigore. Certo va fiero di essere nato in una caserma da padre carabiniere. Ma il suo concetto di istituzione è molto personale. L'Arma gli ha dato un mestiere. Nulla di più.
E quando parla di servizio ai poveri, un po' come il ministro dei patti che dice che i ricchi la sicurezza se la deve garantire, manca un tantino di rispetto. Quando si subisce un furto, una frode, un torto, questo va ad incidere sull'animo. Lascia delle cicatrici indelebili. Non è questione di essere ricchi o poveri. Le forze dell'ordine, che oggi operano al di là della mera questione investigativa o giudiziaria, servono anche a quello. A far sì che quella ferita si rimargini nel miglior modo possibile. Per i ricchi e per i poveri. Un ricco ha prospettive migliori dinanzi a sé. Ma non può scampare alla sofferenza.
Nel pieno rispetto delle istituzioni mi pare abbia sentenziato il colonnello.
A me pare che dovremmo metterci d'accordo sulla definizione di istituzione.
Da lì poi viene il rispetto.
Sennò è ipocrita accanirsi sulla maestrina rivoluzionaria.
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