venerdì 2 marzo 2018

في بيروت

Chissà che fine ha fatto la bella cyber poliziotta silurata da Othman e accusata dagli attivisti di essere un’agente degli Hezbollah pronta a censurare l’incensurabile.

A volte mi chiedono perché le mie riflessioni sono spesso incentrate sulle individualità.
Un po’ per disavventure personali.
In medio-oriente ho imparato a mie spese che prima di prendere anche solo un caffè con uno sconosciuto, o con qualcuno che si pensa di conoscere, è bene sempre costruirne un profilo. Anche un battito di ciglia può dire molto su una persona o sulle sue intenzioni. Il trucco sta nel cogliere quel battito. Non che gli occidentali siano meglio dei medio - orientali. Ma gli arabi hanno caratteristiche tutte particolari. Una scuola di vita.
E un po' perché alla fine sono i singoli, nel bene e nel male, a fare e determinare gli eventi.

Ciò che rende unico il generale Manenti, anche rispetto a quei quattro giovincelli che se la sono data a gambe da Forte Braschi con la scusa delle poche possibilità di carriera, è la sua capacità di costruire e gestire relazioni. Un’arte che non s’impara e va curata nel tempo. E che poi procura qualche guaio.
Nello stesso modo in cui un paio d’anni fa, Assad aveva dato in pasto ad Assafir la notizia dei frequenti viaggi del direttore, questa volta l’ha fatta sapientemente divulgare dal giornaletto degli Hezbollah. Un classico del repertorio dei dittatori in difficoltà che vogliono far sapere al mondo che sono ancora a galla e tutti li cercano.
In questo caso è stata adottata la variante della presenza a Roma di Ali Mamlouk.
Com’era prevedibile, in Italia questa volta la polemica non ha nemmeno attecchito.
Merito anche della tanto acclamata riforma che in concreto altro non ha fatto che avvicinare gli interessi di politici e intelligence. Raggiunto l’accordo sulle nomine, non c’era motivo a due giorni dal voto di azzuffarsi per una trattativa che in fondo fa comodo a tutti.
Sui social qualche attivista ci ha provato. Straniero ovviamente.
Ma in pochi hanno raccolto la provocazione.
Gli attivisti quello sanno fare. Provocare. Guai a chiedere loro soluzioni concrete.
Si chiedeva uno, se è possibile che Ali Mamlouk abbia varcato i nostri confini senza essere arrestato. Tutto è possibile ma non c'era motivo di farlo. Mamlouk è praticamente libero di viaggiare nell’intera area medio - orientale. E spesso lo fa. Da Muscat a Beirut è benvenuto ovunque. Basta andare da lui.
Tanto più che il generale Ibrahim da qualche mese a questa parte è in pellegrinaggio continuo in Siria. "Se me lo chiedono, posso anche aprire trattative ampie sui rifugiati" disse una volta con l'aria furbetta. Come se non lo stesse facendo già.
Due vecchie volpi come Manenti e Minniti non prenderebbero comunque rischi del genere.

Nel caso nessuno se ne fosse accorto, i tanto celebrati tavoli di negoziato di De Mistura sono falliti miseramente e sono stati sorpassati da accordi e accordicchi tra pochi intimi.
La Siria continua ad essere terreno di battaglia per interessi stranieri.
E la gente continua a morire a dispetto di hashtag e twitter storm.
L'arresto di Mamluk e l'assassinio del generale Soleimani costituirebbero solo un altro argomento con cui rompere la routine quotidiana.

Foto Isf Leb

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