La fase di riconciliazione che si è chiusa con il ritorno in pompa magna di Hekmatyar non può essersi svolta senza la fattiva collaborazione dell'Arabia Saudita. Sua Altezza Turki al Faisal, che tiene sempre a sottolineare come egli attualmente non ricopra alcun ruolo ufficiale di governo, è quello che meglio conosce l'arena afghana e che molto probabilmente ha lavorato dietro le quinte per propiziare lo scenario attuale. Le esigenze saudite, soprattutto con l'arrivo sulla scena di Mohammed bin Salman, sono quelle di sempre. Potere fare affidamento su un solido avamposto sunnita in grado di contrastare le velleità iraniane nell'area. Hekmatyar nell'arco dei decenni è stato corteggiato da più parti. Turki, che ama giocare doppio anche con i suoi amati alleati americani, ha riempito sia lui sia altre fazioni avverse alla sua, con tappeti di milionate di dollari.
Il presidente Ghani ha visto in Hekmatyar una opportunità politica per allargare la sua base elettorale in chiave Pashtun. In realtà il capo di Hezb Islami deve fare i conti con una resistenza interna abbastanza agguerrita che cerca di tenere a bada a modo suo. L'ampio margine di manovra che gli è stato concesso deve essere letto in quest'ottica. E' comunque improbabile che si appiattisca a fare campagna elettorale per altri. Un'insidia con la quale l'attuale presidente afghano dovrà fare i conti nei mesi a venire.
Come tutte le iniziative afghane, si tratta di un tentativo e quindi pieno di rischi. Ma all'orizzonte pare non esserci alternativa migliore. Ecco perché il dipartimento americano di trumpiana fattura si è accodato come hanno fatto le precedenti amministrazioni.
Amrullah Saleh tutte queste cose le sa. Ma come ogni buona spia in pensione o in stand by, getta un'esca nel fiume in attesa che qualcuno la raccolga e gli offra un futuro migliore.

Nessun commento:
Posta un commento