A un certo punto il Qatar individuò in Abu Mohammad al Joulani e nel suo sistema di controllo del territorio, un'alternativa valida al governo di Assad. Per sviluppare l'idea c'era bisogno del sostegno dell'amministrazione americana e dei partner europei.
Al Joulani fu sottoposto ad una serie d'interviste costruite in modo da metterne in luce il lato dialogante. Quando gli fu chiesto che atteggiamento avrebbe avuto nei confronti dei Drusi dei territori conquistati, il capo di Nusra affermò che avrebbe mostrato loro gli errori commessi nella religione per riportarli sulla giusta via. Ovviamente l'intervistatore non cercò di sapere che sarebbe accaduto se si fossero rifiutati. I qaedisti rimasti sotto il suo comando non gradirono l'impostazione.
In quegli stessi anni Walid Joumblatt chiedeva a gran voce il delisting di Nusra dall'elenco dei gruppi terroristici.
Abu Abdel Rahman al Tunis e Abu Dujana al Libi furono tra i primi ad andare in Siria dopo le primavere arabe. La loro uccisione ha segnato, nell'epoca della lotta a Daesh e della riconquista di diversi territori del regime, l'inizio del distacco di Nusra dal salafismo violento.L'annuncio ufficiale della loro eliminazione è stato comunque percepito come un tentativo di ripulirsi l'immagine.
La visita del comandante di Hayat Tahrir alle comunità di Drusi di Jabal al Summaq, proprio vicino ai luoghi dei massacri compiuti da Safina al Tunis, è stato un passo ulteriore verso la ricerca di legittimazione. L'accenno velato alla strage di Qalb Loza e il riconoscimento dei diritti dei Drusi, hanno mostrato la capacità strategica.
La narrazione adottata da Al Joulani rispetto a profughi e aiuti internazionali, sul pericolo che la Siria possa diventare un nuovo Libano, ha una sua logica proprio nel lavoro certosino fatto per ricostruire i rapporti con le comunità del nord della Siria. Si tratta di un grado di autonomia importante, raggiunto dal gruppo, che non deve sfuggire agli interlocutori della Turchia.


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