«Io credo che tutto abbia avuto origine da una serie di profonde ingiustizie che hanno subìto i fratelli Savi, alle quali le istituzioni non hanno dato risposte. Da qui sono nati la voglia di farsi giustizia da soli, il senso di onnipotenza e il disprezzo per la vita umana».Che vita è stata quella di Eva Mikula dopo gli arresti nel 94? «Sono stati tanti i pregiudizi nei miei confronti. Non è stato facile risollevarmi». ilmessaggero (dagospia
Narrazione simile a quella delle moderne foreign fighters di ritorno. Vittime fino ad un certo punto.
Quel giorno che era prevista la testimonianza di Marco Medda in tribunale, al cosiddetto processo per la quinta mafia, andai incuriosita da questa figura che di per sé faceva paura ma che era anche stata costruita in gran parte dalla stampa. Volevo vedere in faccia un cattivo vero.
Medda arrivò da un carcere del nord con molto ritardo. Era in barella. L'udienza iniziò prima dell'una. M'impressionarono le urla tra accusa e difesa. Fu tutto sommato un'esperienza utile a crescere.
Tornata a casa crollai in un sonno profondo. Avevo in programma di andare a fare spesa, ma mi svegliai più stanca di prima. Così feci il classico pasto degli studenti universitari meridionali. Una cofana di pasta. Tempo di finire e al telegiornale annunciarono che c'era stata una rapina in banca vicino alla Coop dove solitamente facevo spesa. Fabio Savi si era pure innervosito perché un dipendente aveva tentato di chiudere le porte. E lui gli aveva sparato al piede.
A quei tempi si usciva per Bologna in preda all'ansia anche per una semplice operazione di spesa.
Bisogna sempre cercare di comprendere i fenomeni per evitarne la ripetizione. La schema di narrazione basato su profonda ingiustizia va oltre la comprensione. Suona come una giustificazione.
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