mercoledì 7 aprile 2021

Sing a song and join the family

“Da un uomo che proviene da un contesto militare non ci si può che aspettare un linguaggio di guerra. Mi domando se il linguaggio di guerra sia quello giusto da utilizzare con chi non è militare, cioè con tutto il resto del Paese”

...Quando vedo un uomo in divisa mi spavento sempre, non mi sento più al sicuro. Non sono sicura che la categoria bellica sia la categoria con cui si può responsabilizzare un paese. Ci spaventa di più”.

Si potrebbe obiettare che per gente che prima di uscire di casa usa un linguaggio di guerra per descrivere come reagirà ad un eventuale fermo, il linguaggio di guerra è la misura migliore da applicare.

In realtà la percezione dipende dal grado di consapevolezza che in parte è legato all'apparenza. Non è un caso che lo scam romance ha successo in misura significativa su Internet. Ascoltare racconti di guerra e di sofferenza umana da un militare, vedovo-non sposato e anche bisognoso d'aiuto economico, ha un impatto maggiore che a vederlo di persona.
Se si osservano immagini del passato del generale Caravelli, in divisa ad eventi sul territorio (incontri, premiazioni), il suo sorriso risulta più rassicurante di quello attuale. Saperlo impegnato su dossier complessi con capi di stato e d'intelligence, anche appartenenti a governi relativamente democratici, genera la convinzione che ci vuole un uomo determinato e anche un pò cattivo per quel ruolo. E allora il suo sorriso, anche senza divisa, induce timore.

Abbiamo assegnato al generale Figliuolo una funzione che va oltre quella istituzionale.
Serve la patria e si occupa di tutti noi. Merita rispetto.
In tivvù si può attrarre attenzione anche dicendo cose intelligenti e senza urtare la sensibilità altrui.

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