martedì 26 novembre 2019

Will you recognize me

One day, after 11 months in captivity, she was suddenly rescued by masked men who stormed into the house where she was being held. They called her name and took her away. At that moment, she did not know what was happening. "I thought this was a different jihadi group taking over," Findeisen says. She feared she was the victim of yet another kidnapping. Her rescuers removed Findeisen's blindfold and took her and her child to the Turkish border, where German security agents were waiting for them. Finally, they had reached safety. Findeisen was later told that she had supposedly been freed by a different Nusra Front branch, which had vowed to honor the security assurance she had been given one year before. dw.com

La mañana del 7 de mayo de 2016, dos de los cuatro carceleros que retuvieron a Antonio entraron en su celda vestidos de negro y con el emblema del Estado Islámico. Le pusieron una capucha, unas esposas y uno de ellos le dijo: “Don’t forget us (no nos olvidéis)”. Posteriormente, le metieron en una furgoneta y le llevaron a un descampado, donde volvió a reencontrarse con Ángel Sastre y José Manuel López, arrodillados. La angustia de pensar que todo podía acabar ahí era real. elplural

The spies of the Spanish National Intelligence Center (CNI) never completely lost track of them, it seems. The government intercepted hours after their abduction a video of the Spanish hostages put out by the kidnappers, but at the request of the CNI the media in Spain refused to air it. 
...On one occasion, a few weeks after Christmas 2015, they were transported to the border with Turkey. It seemed his release was imminent. But something went wrong and they were sent back to their cells. There were still four long months before they would tread Spanish soil again.thedailybeast

Il racconto della liberazione, così come viene spesso fatto dagli ostaggi ad amici e stampa una volta rientrati a casa, è compatibile con una messa in scena finale non corrispondente alla realtà e realizzata dai gruppi di ribelli e jihadisti che a vario titolo hanno preso parte all'intera operazione. Lo scopo è quello di non permettere l'individuazione delle responsabilità, anche dei governi coinvolti, nelle varie fasi sia del rapimento che della liberazione.
Si è sempre accennato sui media al ruolo di mediatore giocato dall'intelligence del Qatar in questo tipo di vicende. All'epoca della liberazione dei giornalisti, il governo spagnolo ringraziò i governi di Qatar e Turchia senza entrare nei dettagli delle condizioni per il rilascio.
Il generale Ibrahim ringraziò pubblicamente Ghanem al Qubaisi per la felice conclusione del rapimento delle suore di Maaloula. Situazione complessa risolta anche grazie ad uno scambio di prigionieri. Sheikh al Talli era affiliato a Nusra ma, secondo diversi resoconti, non sempre condivideva la visione e gli ordini di Sheikh al Joulani. Insieme comunque (leggenda narra di una trattativa condotta anche per via telefonica) portarono a termine lo scambio di Arsal che vide rientrare al Talli nel nord della Siria.
Di queste ed altre vicende di rapimenti gestiti da Nusra, è stato scritto in un articolo uscito ieri sul sito dell'osservatorio siriano.
Veniva citato il pagamento del riscatto effettuato direttamente a un vice di al Joulani.
Al Fateh non ha mai avuto un secondo nel senso stretto del termine. Probabilmente il riferimento era ad Imad al Din o a Zaid al Attar che per diverso tempo (anche nel corso dello scambio delle quattro città) sono stati gli inviati di punta di Nusra-JFS-HTS a Doha.
Dopo poche ore dalla pubblicazione l'articolo è sparito. Se ne trovano alcuni stralci su Russia Today e altre testate in lingua araba. E' possibile che l'organizzazione tema ritorsioni contro le proprie fonti da parte di Al Joulani dipinto come quello che intasca il premio. O anche qualche controversia con il Qatar, dal momento che l'intelligence sembrerebbe avere avuto un ruolo più diretto di quello del semplice mediatore tra le parti.

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