Dal momento che un post precedente ha generato un discreto interesse, almeno a giudicare dai clic sullo stesso, mi preme fare una precisazione.
E' stato poco corretto e leggero da parte mia definire "ampi" i margini di autonomia lasciati agli agenti locali dei servizi (non solo l'Aisi) da parte di quelli che per brevità ho definito i vertici romani. Non ho a disposizione i dati necessari per inquadrare un simile parametro.
Ai tempi in cui scrivevo più spesso di vicende in gestione alla polizia giudiziaria, era semplice farmi un'idea di certi meccanismi perché andavo alla ricerca, in rete e fuori, di funzionari ed organismi del settore che molto gentilmente mi davano spiegazioni su norme scritte e non, protocolli e modi di operare.
Con i servizi d'informazione tutto ciò non mi è possibile visto che sono una semplice blogger nonché cittadina e quindi mi è precluso ogni tipo di contatto.
Basandomi su casistica e vicende seguite attraverso stampa locale e nazionale ho concluso per il momento che tra la sede nazionale (diciamo così) e i referenti locali c'è un tipo di rapporto diverso e meno stretto rispetto a quello osservato nelle forze dell'ordine.
Il che non costituisce un aspetto negativo del meccanismo, né significa che in Sicilia o in Calabria ognuno possa fare come gli pare e tutto ciò a Roma non interessi.
Si tratta di un'autonomia necessaria al personale che spesso è in transito per un certo periodo nei servizi e viene assunto proprio per il bagaglio di conoscenze e contatti acquisiti in virtù del proprio ruolo in seno alla sicurezza locale. Il grado di autonomia adottato può dare vita a fraintendimenti che comunque, al termine di ogni iter giudiziario, non necessariamente comportano carichi penali.
Il Daniele Conte ascoltato ad esempio in tribunale a Napoli, dopo che se n'era scritto sui giornali locali troppo e a sproposito, risultò alla fine essere un giovane sveglio e loquace che aveva avuto la fortuna di agganciare un treno importante per Roma. Quando tornava a casa nei fine settimana, forse in maniera un po' troppo spensierata, continuava a coltivare le amicizie di una volta che avanzavano richieste inerenti al suo lavoro.
A questo punto aspettarsi che un direttore di agenzia o della scuola di formazione si faccia carico di una cura di tipo paterno è pretendere un pò troppo. Se l'ingresso nella sicurezza nazionale non avviene con la consapevolezza che si è avuto accesso ad un onere che è un onore e che richiede un impegno di tipo diverso, allora forse è meglio (fargli/le) cambiare treno.
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