“There was a large explosion, then a series of smaller ones. Currently, the EMERGENCY Surgical Centre for War Victims has received 50 patients. 26 were admitted for surgical treatment, while 24 were treated as outpatients. Unfortunately, two patients have died – one of them was a child. 17 minors are among those received and there are still more people arriving” says Marco Puntin, EMERGENCY’s Programme Coordinator.
Monday, July 1, 2019
'Spectacular progress', says Taliban as US talks enter fifth day
Taliban spokesman says latest round of negotiations in Doha has resulted in completion of '80-90 percent' of agreement.
3 Jul 2019 AL JAZEERA NEWS
Tomorrow is a pause. Talks with US team will resume on Saturday, 6 July.
11:04 PM - 4 Jul 2019
Suhail Shaheen
@suhailshaheen1
Spokesman, IEA Political Office.
Doha, Qatar
Se i talebani avessero compiuto un percorso simile a quello di Hayat Tahrir in Siria (distacco effettivo da Al Qaeda - ammorbidimento della metodologia religiosa e della linea ideologica accettato in gran parte dei tribunali presenti nel nord - amministrazione dei territori controllati attraverso un governo con un discreto grado di autonomia) allora si potrebbe anche prestare orecchio alle richieste non negoziabili di Paese governato dalla Sharia. Si tratterebbe di un governo di tipo inclusivo in cui minoranze e donne vedrebbero rispettati i propri diritti.
Le notizie che arrivano dal campo, attraverso testimonianze dirette e resoconti di organismi internazionali, parlano di una presenza qaedista ancora molto forte, di giuristi vecchio stampo (i soliti poco educati e ancor meno disposti a rivedere le proprie posizioni), di una base militare e di popolo che di trattative e ammorbidimento non vuole sentire, e di traffici illeciti che oltrepassano i confini, con i quali i talebani si finanziano, di grande entità.
Per non parlare del ruolo dell'ISI.
L'impressione che si ha dopo mesi di discussioni è che, anche se i rappresentanti autorizzati a condurre trattative a Doha avessero il potere di fare concessioni e aperture, queste sarebbero difficilmente implementabili.
Soprattutto se, come sembra, da più parti si ha fretta di chiudere tutto prima delle elezioni.
Si tratterebbe di una chiusura "cosmetica" (presumibilmente anche concordata con la controparte) orientata ad ottenere innanzitutto il ritiro della truppe americane.
E in seguito anche la legittimazione di un piccolo regno dove tutto continua come prima.
Al di là delle dichiarazioni di rito, saranno indicative la visita a Washington di Tamim prevista per il prossimo 9 luglio e le reazioni dell'amministrazione nel suo complesso. Non solo del Presidente.
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