Da allora sono
passati anni, fatti di fascicoli rimasti aperti nonostante poco o nulla sia stato fatto dal punto di vista
investigativo, accuse infamanti, carriera in stand by e in ogni caso, lontano da Reggio Calabria, dove la
squadra dell’epoca è stata smontata a partire dai suoi vertici. In primo grado per Lardieri era arrivata
l’assoluzione su richiesta della stessa procura che un anno prima aveva chiesto il rinvio a giudizio, mentre
per Giardina una condanna, spogliata però dell’infamante accusa di aver agevolato la ‘ndrangheta, come
teorizzato dal pm responsabile del fascicolo. Adesso la Corte d’Appello ha restituito verità ad
un’indagine che per anni ha raccontato una storia diversa rispetto a sentenze, anche denitive, che
hanno permesso di ricostruire pezzi negati della storia di Reggio Calabria. corrieredellacalabria
Il primo laureato del master in intelligence dell'Unical.
Ufficiale di talento. Forse dal carattere un po' spigoloso.
L' antiterrorismo dovrebbe essere un ottimo sbocco per lui.
Magari al termine del corso che sta seguendo.
Fu parcheggiato a Bologna dove fortuna ha voluto che ritrovasse proprio la dottoressa Ronchi.
La Calabria di Giardina era la stessa degli uomini del Sismi che scendevano da Roma in giacca e cravatta, di Pignatone, Cortese, Prestipino e altri.
Poi arrivò Cafiero De Raho. Senza moglie al seguito.
Adesso sono rimasti più che altro i racconti dei pentiti.
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