Nelle scorse settimane, alcuni timidi segnali hanno sembrato indicare una possibile evoluzione positiva della crisi: la telefonata del primo ministro del Bahrein all’emiro qatarino Tamim bin Hamad al-Thani, così come la partecipazione del primo ministro qatarino Abdullah bin Nasser al-Thani al summit di GCC e Lega araba convocato d’urgenza a Mecca dall’Arabia Saudita per discutere del deterioramento della sicurezza nella regione, alla vigilia di un altro summit, l’incontro triennale dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica.
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I rapporti con entrambi gli schieramenti sono cruciali per il nostro paese tanto dal punto di vista economico-commerciale quanto da quello politico-diplomatico, e la statura da media potenza di Roma sembra imporre la ricerca di un modus vivendi più che la ricerca di un ruolo da mediatrice. Allargando il quadro, ciò riflette la tendenza in atto a livello europeo da parte dei paesi membri a privilegiare accordi commerciali e nel settore della sicurezza su base bilaterale all’esercizio della pressione politica da parte dell’Ue come attore unitario affinché la crisi possa arrivare a risoluzione. Forse un altro esempio di debolezza della politica estera europea, che sacrifica l’interesse collettivo sul lungo periodo in nome dell’interesse nazionale di breve termine. ISPI
La presenza di Abdullah bin Nasser, e i commenti ufficiali del giorno dopo in arrivo da Doha lo hanno confermato, è stata più che altro un segnale della ferma volontà del Qatar di proseguire il percorso delle politiche indipendenti sia in regione che fuori. Disponibile al dialogo e alla collaborazione ma senza rinunciare alla propria autonomia.
Quando il clima politico in regione non è sereno, anche i rituali scambi di auguri e le visite nel corso del mese del Ramadan possono dare indicazioni sui movimenti in corso dietro le quinte e su possibili sviluppi.
Nel caso specifico la telefonata all'Emiro del Qatar e la visita ad un controverso imam sciita sempre da parte del primo ministro, eventi entrambi chiariti e commentati in dettaglio alcuni giorni dopo sia dall'agenzia stampa di governo che dall'ufficio di Khalifa bin Salman, sono la conferma dei fermenti che da sempre agitano il casato del Bahrain rispetto alla successione.
Su questo ed altri sentieri del Golfo si muove da tempo Mohammed bin Zayed.
E' possibile che in Bahrain voglia replicare il modello saudita. Un giovane rampollo molto simile a lui per modi e visione, ma che di certo non può impensierirlo vista la differenza d'età ed esperienza.
Secondo alcuni commentatori Nasser bin Hamad (genero di Mohammed bin Rashid) avrebbe più di una velleità.
Con il passare del tempo la disputa del Golfo, che difficilmente si risolverà in maniera da appianare le controversie, inciderà su altri destini interni e sui rapporti che ogni componente del Consiglio ha con i Paesi occidentali.
In quest'ottica l'Italia, che saggiamente si tiene lontana dalla competizione e coltiva buone relazioni (soprattutto sul fronte commerciale ed energetico) con la compagine del Golfo, deve guardare con maggiore attenzione a questi aspetti e fare valutazioni per il futuro.

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