Gli stessi Pm si ponevano la domanda se ciò fosse accaduto per favorire oppure, al
contrario, per catturare il latitante. E, più recentemente, come avete evidenziato, il
Tribunale della libertà si è espresso a favore della seconda ipotesi.Invece si è rischiato di far passare il messaggio come se mio marito volesse aiutare la
mafia, passando alla cosca le intercettazioni per impedire la cattura di Messina Denaro.
Mio marito ha dato una ed una sola informazione in 2 anni ad un suo superiore e su sua
richiesta.
Ed inoltre, il colonnello Zappalà svolgeva le indagini proprio nella caserma dei carabinieri
di Castelvetrano. Non si vedevano certo di notte negli alberghi, come certi magistrati.
Dott.ssa Desirè Giancana tp24
Poco e niente si è saputo sulla parte d'inchiesta riguardante i carabinieri.
Quando si va alla ricerca di informazioni su un latitante di peso, bisogna scandagliare in prima persona ambienti pericolosi che mettono a rischio anche la propria reputazione e fornire garanzie o contropartite altrettanto significative.
Il che espone l'investigatore a rischi sul piano penale perchè il suo operato non è coperto da norme e leggi in grado di stabilire con precisione il perimetro operativo. A questo servono relazioni di servizio e comunicazioni costanti con il vertice romano del dipartimento e anche con il referente governativo.
Tutto ciò pare mancare dalla vicenda del colonnello Zappalà che a quanto è dato capire non aveva ricevuto un vero e proprio incarico ufficiale dal magistrato.
In queste situazioni l'investigatore non può fidarsi nemmeno di molte persone.
Deve comunque trovare un modo per tutelarsi.
Perché in questo senso nulla emerge a proposito di Zappalà ?
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