mercoledì 15 maggio 2019

Tra il tortellino e il ruvido

Quando ero bambino andava fortissimo Eddy Merckx, che inanellava vittorie su vittorie. Ma già allora lo spirito patriottico mi spingeva a tifare Gimondi, che peraltro si difendeva molto onorevolmente. Qualche anno più tardi ho vissuto la rivalità Saronni-Moser, facendo il tifo per quest'ultimo. Ricordo ancora la vittoria di Moser nel Giro del 1984. Successivamente mi ha appassionato Bugno. Come spiega che in tempi iper tecnologici e ultradigitali, il Giro e la bici abbiano mantenuto il loro fascino? Il ciclismo è uno sport che affascina perché rimanda alla fatica fisica, alla tenacia mentale, alla sagacia tattica. Il Giro d'Italia eleva il ciclismo a grande evento sportivo che coinvolge tutta la Penisola: gesta eroiche, coinvolgimento popolare, patriottismo. Quanto alla bicicletta, la amo perché protetta in una "dimensione esistenziale": in un'epoca in cui tutto si consuma in fretta, in cui prevale il fulmineo appagamento, la bicicletta insegna a darsi tempo, a procedere lentamente, a muoversi con rispetto, a osservare più profondamente. Scorre silenziosa, non inquina.
 intervista a giuseppe conte gazzetta dello sport

Claudio Galzerano direttore plenipotenziario dei servizi.
E abbiamo risolto il problema.
Almeno uno.

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