Parente era stato sentito dall' avvocato di Cavacece, nell' ambito di un' indagine difensiva. All' epoca era il vice dell' Aisi: ha spiegato che Blengini gli raccontò di quelle domande su D' Agata, ha precisato « di non averne parlato né con Cavacece, né con il direttore Esposito, in quanto la notizia era indeterminata ». Ha aggiunto «di essersi dichiarato contrario quando Esposito propose di mandare D' Agata in Sicilia » . Da direttore, poi, Parente cacciò il colonnello alla prima occasione utile, « perché non si insospettisse » , un avviso di garanzia per un' altra inchiesta. D' Agata però sapeva qualcosa delle intercettazioni. La moglie sussurrava: « Gli puoi chiedere a Cavacece i telefonini che ti attribuiscono?».
Salvo Palazzolo Repubblica
La mossa del trasferimento in Sicilia aveva il sapore di un atto di sfida.
Motivo per il quale, probabilmente Bruno Megale si è messo in allarme e ha sentito la necessità di redigere una relazione di servizio a propria tutela.
Dal resoconto dell'interrogatorio del dottor Blengini, pare invece che il funzionario dell'Aisi volesse semplicemente stimolare in Megale una reazione orientata alla collaborazione in modo da acquisire maggiori informazioni rispetto a quelle di cui l'ufficio era già in possesso. Spiegargli appunto, la gravità di sospetti e accuse che rendevano poco opportuno un possibile passaggio in Sicilia.
A quel punto però, se è vero quanto affermato dal prefetto Parente e non v'è motivo di dubitare delle sue parole, la questione si è forse trasformata in una prova di forza all'interno dell'Aisi.
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