Da quando il mio esecutivo ha iniziato a occuparsi del dossier libico, ho subito acquisito la consapevolezza che non è però pensabile una soluzione del conflitto senza interloquire con tutti gli attori che hanno un ruolo, locali o internazionali. E Haftar ha sempre avuto un ruolo importante, in particolare in Cirenaica.
.... Per questo ho voluto coinvolgere Haftar nella conferenza di Palermo e l'ho incontrato a Bengasi e ricevuto a Roma.
....Mi è stata consegnata una lettera personale del generale Haftar, a conferma della fiducia che ha nei miei confronti. Io ho chiesto ai suoi emissari aggiornamenti sulla situazione sul terreno.
...Il dossier libico lo coordino personalmente da Palazzo Chigi e farò in modo di evitare che si proceda con iniziative che potrebbero soggettivizzare il conflitto in corso. L'Italia non scommette sull'uno o sull'altro attore.
Intervista di Stefano Feltri Il Fatto Quotidiano
Foto Ministero Interno
Secondo le informazioni a disposizione dell’Aise, «Haftar può contare su un esercito composto da 25mila persone, tra loro anche molti ragazzini». Ma con l’avanzare verso la capitale può avere problemi logistici, le ultime informazioni giunte dal campo parlano di «numerose “tecniche” — i pick up utilizzati dai soldati ed equipaggiati con le mitragliatrici — rimaste ferme perché senza carburante». Proprio su queste difficoltà si cercherà di fare leva a livello diplomatico per cercare di scongiurare il conflitto finale. L’intelligence evidenzia nei dossier «la presenza tuttora massiccia di gruppi presenti nel Paese e direttamente collegati all’Isis, determinati a sfruttare la situazione di caos, pronti a trasformare la Libia nella nuova Siria».
Fiorenza Sarzanini corriere
E' buona pratica, quella di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili.
Però avendo a disposizione una delle agenzie migliori al mondo (soprattutto rispetto al dossier libico) sarebbe opportuno dare priorità alle valutazioni dell'Aise e dell'intero comparto intelligence. Tanto più che Marshal Haftar ha fatto sua la lezione occidentale di sbandierare il pericolo terrorismo per trarne vantaggi.
Quello che non si riesce ad inquadrare nel dettaglio da tutti i resoconti arrivati nelle ultime settimane (stampa locale e internazionale, think tank, esperti), è quanto fluide siano le alleanze nei due campi militari (gli eserciti di Haftar non hanno mai brillato per compattezza e stabilità e le milizie si muovono di conseguenza) e quale sarebbe l'orientamento dei sostenitori stranieri di LNA. Abbiamo letto in questi giorni di fiumi di denaro provenienti dal Golfo (dall'Arabia Saudita in particolare) e di una attivazione massiccia di predicatori madkhali. Come sottolineato dal presidente del SIOI qualche giorno fa, la partita libica è ormai affare lontano dai lidi occidentali.
Sotto il profilo strettamente diplomatico e politico sorge un altro interrogativo.
Leggiamo ora di contatti con Francia e Germania.
Ma dai giorni in cui il generale Manenti avrebbe voluto mandare all'aria la conferenza di Palermo per mancanza di sostanza (e forse l'attualità gli dà ragione) fino ad oggi, come si è mosso il governo italiano ?

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