Ho l’impressione che anche il libro di Renzi entri in questa categoria di testimonianze sostanzialmente inutili. Ho per questo apprezzato lo sforzo che il vice-direttore (ex Riformista) del Fatto quotidiano, Stefano Feltri, ha fatto cercando nelle parole di Renzi “siluri” contro Marco Minniti e Paolo Gentiloni tutte costruite attorno alle vicende, ormai noiose, del capitano Ultimo. Feltri si è indaffarato a mettere insieme indizi, ma io, che pure ho bazzicato la Commissione parlamentare di controllo sui Servizi, non ho capito dove vuole andare a parare.
caldarola lettera43
Bellu pasciut stu uaglione.
Dice mia madre quando lo becca su retequattro dove ormai i travagliati sono di casa.
Stefano Feltri è persona garbata oltre che giornalista preparato.
In quel giornale che gli ha dato non solo un'occupazione in un Paese dove il lavoro è merce rara, ma anche modo di mettere a frutto il proprio curriculum universitario, oggi sembra un pesce fuor d'acqua. L'aggressività con la quale si cerca di arginare il demone Salvini per rianimare il movimento cinquestelle non è nelle sue corde. Allora è tornato sul vecchio sentiero renziano battutto da il fatto per diversi mesi prima delle elezioni.
Negli anni del governo Renzi il lavoro dei servizi segreti è stato valorizzato in maniera tale da rendere concreto il cambiamento determinato dalla riforma. E' intervenuto un giusto grado di esposizione mediatica di cui oggi le agenzie d'intelligence hanno bisogno. All'epoca era facile distinguere i differenti ruoli giocati da servizi e governo nel tenere assieme il sistema Paese.
Se dall'estero i cosiddetti esperti hanno talvolta osservato che ciò che storicamente caratterizza in negativo la nostra intelligence è un rapporto troppo stretto o ambiguo con la politica, il governo Renzi ha in parte contribuito a sfatare questo mito. Ovviamente altra cosa è la strumentalizzazione fatta, da parte di media e avversari politici, del rapporto che ci sarebbe stato tra Renzi e gli apparati di sicurezza o alcuni appartenenti ad essi. Dei fiumi d'inchiostro scritti in proposito per il momento nulla è stato provato.
Renzi continua a bazzicare palcoscenici e piazze e nessuno riesce a togliergli il vizio di fare battute intere o a metà. Così ciascuno trova indecifrabili verità tra le parole dette o non dette.
Feltri pare essere affascinato sia dal personaggio Renzi che dalla galassia intelligence e ogni tanto tira fuori qualche bislacca teoria. Che magari un giorno si rivelerà vera.
Un giornalista che pensa di suo e non si muove in base a strategie di partito è decisamente da apprezzare in Italia.
Operava anche per conto loro ?
Si. Tant'è che poi loro stessi mi consigliarono di parlare con Fracchetti e spiegare ...
Anche prima di conoscere Rocco Molè, anche prima d'incontrarlo o dopo ?
....Molè non sapeva di queste mie ...
Quindi lei l'operatività accanto ai servizi di sicurezza ce l'ha prima o dopo l'incontro con Molè ?
Io li ho prima. Prima e durante.
Fino al 2007. Fin quando vi è il cambiamento dal Sisde insomma al nuovo sistema.
Dal 2001-2002 fino al 2007.
C’incontriamo per varie vicissitudini per varie forme di collaborazione.
Però nel 2007 l’ultimo incontro ce l’ho alla stazione Termini di Roma.
Dove dice, Cosimo ci dobbiamo sganciare perché le cose stanno cambiando.
Non so se sapessero o perchè sapessero dell'attività mia investigativa .
Ovviamente c'era il noto cambiamento che poi è avvenuto .
Però da quel momento in poi non ho più...non ho più voluto avere con loro contatti diretti.
Qualche amico è rimasto sempre eh.
Della fase di transizione determinata dalla riforma e del passaggio dal Sisde all'Aisi si è accennato al processo 'Ndrangheta stragista.
Nel corso della testimonianza del pentito Virgiglio (radio radicale) è emersa quella Calabria, conosciuta anche grazie ad altre inchieste, terra d'intrecci e d'incontri che poi si ripetono o hanno origine nei salotti romani. E proprio in certi salotti romani Cosimo Virgiglio avrebbe avuto i primi contatti con i servizi segreti. Qualche appartenente ai vertici. Incontri diretti, che hanno invece portato al rapporto di collaborazione, sarebbero avvenuti tra Roma e la Calabria.
I cambiamenti di cui gli avrebbero parlato esponenti di guardia di finanza e carabinieri sono presumibilmente da attribuire ad un equilibrio di tipo diverso raggiunto rispetto alla centralizzazione dell'attività delle agenzie e del loro controllo (tale cioè da garantire migliore efficacia operativa senza esporre al rischio di derive autoritarie da parte del sistema politico) e ad un maggiore livello di coordinamento.
Si tratta di un'operazione alla quale sono state sottoposte altre agenzie europee ma non in tutti i casi con successo. E' notizia di questi giorni la vicenda di un presunto coinvolgimento di appartenenti ai servizi segreti militari belgi che avrebbero svolto missioni non autorizzate a Damasco per cercare di arginare il pericolo di attentati terroristici cercando contatti con la presidenza siriana.
Sempre attraverso le parole dei pentiti abbiamo imparato a conoscere come i servizi erano soliti muoversi in una realtà complessa come quella calabrese. Dai funzionari in giacca e cravatta scesi da Roma ai rappresentanti delle forze dell'ordine che millantavano appartenenza ma poi finivano dietro il banco degli imputati.
Il cambiamento dovrebbe avere limitato certi incidenti, reso più fluido il lavoro del personale impegnato nell'area e più accurate le informazioni e le analisi da vagliare e scambiare.
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