giovedì 8 novembre 2018

On balance. Incontrarsi con un altro nelle ombre del domani.

Dalla Francia arrivò per via informale una risposta particolarmente netta che poi diventò pubblica. Nei giorni successivi un articolo di stampa raccontava che la Francia aveva sconsigliato al Santo Padre di compiere quel viaggio. Naturalmente tutto questo ci caricava, mi caricava in quanto autorità delegata per l'intelligence di particolari responsabilità. La situazione era molto difficile e delicata.
....A quel punto decidemmo che l'Italia avrebbe collaborato perché la visita in Centrafrica fosse la più sicura possibile. Avviammo una collaborazione molto stretta tra la gendarmeria Vaticana e l'Aise, l'agenzia di sicurezza esterna della nostra intelligence, che si rivelò virtuosa.
Quella visita che non doveva essere fatta e invece si fece diventò un successo, non soltanto per la Chiesa cattolica, ma soprattutto per il messaggio di impegno interreligioso che venne lanciato da quella capitale africana. Il Santo Padre fece visita alla moschea di Bangui e quel suo gesto fu fortissimo anche per la più generale lotta contro il terrore.
.....Qualche giorno dopo ricevetti una foto del Santo Padre con i suoi angeli custodi, tutti con indosso la maglietta della Gendarmeria Vaticana. Un'immagine straordinaria che porterò sempre nel mio cuore. Tra gli angeli custodi con le magliette della gendarmeria vaticana mi è parso di intravedere qualcuno che della gendarmeria vaticana non era. Probabilmente è stato un abbaglio e come tale deve essere considerato. Eppure il fatto che mi avessero mandato quella foto in qualche modo era il segno di una compartecipazione. Forse sul campo non c'era stata, o se c'è stata, non può essere raccontata e tuttavia, almeno dal punto di vista della condivisione morale della responsabilità, questo veniva considerato come qualcosa che veniva fatto insieme.
Estratto da Sicurezza è Libertà Autore Marco Minniti Editore Rizzoli
Presentazione libro  via Radio Radicale
Foto Afp


I think this is not in the public domain. 
So I’m being a little bit naughty, but I don’t see any problem in telling this story.
Putin’s running for the presidency in Russia and this is during a period when the cold war has ended. There’s a brief honeymoon in relations between what had been the Soviet Union and the West.
So people like myself have the opportunity to get to Moscow to actually talk to our former adversaries, the Russians.
 Anyway. What happened is that the senior kgb officer arrives in London and wants to see me. Which in itself is an unusual occurrence even then.
And he comes to see me. And he says President Putin (well Putin’s not president elected, not yet), Putin is planning to open a new production of Boris Godunov in San Petersburg (I think it was still Leningrad then officially).  And he would very much like to invite Tony Blair as his personal guest.
Obviously to enhance his electoral prospects in Russia at the time.
 And We have a long discussion in number ten as to whether Tony Blair should accept the invitation or not.  And we decided on balance. This is unusual and unique opening. He accepts the invitation And there lo and behold was a huge to do publicity. And Tony Blair and Putin walk into the new production of Boris Godunov together. 
So I mean,  it’s worth remembering that relations with Putin start in a rather different place from where they are now. And I’m reluctant to refer to him as an intelligence officer because I see that’s quite a noble profession. I think he stands more in a traditional of secret policeman and in fact he was in the fourth chief directorate rather than the “elite” first chief directorate of the kgb.And was a rather run of the mill security official in what was then the german democratic republic. But that’s really just the start of the story. 
Sir Richard Dearlove

Foto kremlin.ru


Sarebbe interessante conoscere il tipo di classificazione elaborata dai nostri direttori per il Vladimir Putin spia.
Il racconto di sir Richard Dearlove, che ha deliziato con un inedito sfizioso la platea che lo ascoltava nei giorni caldi del caso Skripal, ha messo in evidenza come anche un'uscita a teatro (occasione in apparenza insignificante) debba essere valutata con cautela dal governo di riferimento.
E' importante mettere a confronto le necessità secondo le quali un evento deve prendere forma, con le conseguenze che esso può determinare nel breve e lungo periodo e su vari fronti e scenari. Le valutazioni fatte dall'intelligence sono parte delle considerazioni che portano alla fine ad optare per una soluzione ritenuta ottimale.
La gogna mediatica alla quale la Francia (incapace allora di mettere in campo una contronarrazione efficace) fu sottoposta, non teneva conto del fatto che la situazione in Centrafrica è particolarmente complessa perchè la rivalità tra fazioni cristiane e islamiche costituisce solo una parte del problema. L'arrivo di un uomo mite come Papa Francesco era certamente rassicurante, ma paradossalmente poteva fomentare proprio una guerra di religione. La semplice affermazione ad esempio, che cristiani e musulmani sono fratelli, dal punto di vista islamico è da ritenere corretta solo in parte. Lo sono in relazione alla discendenza profetica che inizia da Adamo. Non possono esserlo rispetto al monoteismo puro che è difficile riscontrare nel concetto di trinità. In quel contesto anche un'affermazione piena di buone intenzioni come quelle che solitamente il Papa sostiene davanti ai rappresentanti di qualsiasi credo, poteva facilmente creare una scintilla pericolosa. All'epoca non era tanto in discussione la possibilità di un attentato al pontefice (anche gli estremisti al giorno d'oggi hanno maturato una coscienza politica tale da renderli capaci di comprendere che gesti simili non possono fare altro che alienare il sostegno della popolazione di cui hanno fortemente bisogno) quanto la confusione e le conseguenze che nel lungo periodo certe posizioni e gesti possono causare. Non bisogna mai fornire alla galassia degli estremisti un motivo buono per scatenare una guerra di religione.
C'è inoltre da tenere presente l'enorme folla che la visita muoveva e le scarse risorse su cui potevano fare affidamento le forze di polizia locali (pur supportate da apparati di sicurezza provenienti da tutto il globo) per mantenenere sotto controllo l'ordine pubblico. Secondo le cronache dell'epoca anche il Mossad mise al servizio dell'evento il proprio personale.
Sulle valutazioni finali di sponda francese hanno evidentemente pesato anche il ruolo, e il livello di coinvolgimento, che storicamente la Francia ha in quell'area.
Il contributo nobile dato alla buona riuscita del viaggio del Papa in Centrafrica. dev'essere certamente motivo d'orgoglio per gli uomini e le donne dell'Aise. E soprattutto per l'Italia.

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