Pollari precisa: “non conosco, non ho mai conosciuto e non ho mai intrattenuto rapporti con alcun vertice, dirigente o persona della banca ivi indicata o della sua capogruppo se non con i dirigenti pro tempore dell’agenzia presso la quale, nel corso del 2007 – 2008, ho aperto un conto corrente bancario, unitamente ad alcuni membri della mia famiglia, dietro presentazione al direttore dell’agenzia dell’epoca da parte di un amico personale, estraneo alla Pubblica Amministrazione ed al mondo bancario”.ilfattoquotidiano
La violenza verbale che ha accompagnato l'ennesimo scontro tra i vertici dei cinquestelle e la stampa italiana ha di nuovo impedito di avviare una seria riflessione sullo stato di inadeguatezza del giornalismo di casa nostra. Dalla geopolitica alla sicurezza il vuoto è assicurato. L'arrivo di Haftar è stato solo la punta dell'iceberg.
Per giorni il servizio di Report è stato annunciato come rivelatore di chissà quali segreti.
Alla fine (almeno gli ultimi quindici minuti) si è rivelato come quello che voleva essere.
La solita tirata contro il Sismi di Pollari per cercare un collegamento eclatante con l'inchiesta Montante e senza ovviamente riuscirci. Un signore con il volto oscurato (funzionario o dipendente di banca) è stato lasciato parlare non di fatti ma evidentemente di sue sensazioni e opinioni condite da molto risentimento personale.
L'impressione sulle ultime vicende (e la difesa del dottor Cavacece da parte dell'avvocatura dello stato lo confermerebbe) è che, se c'era un sistema Montante,l'Aisi non ne è stato parte. Non in blocco almeno. Forse qualche elemento si è spinto oltre il ruolo fisiologico d'interazione che ci deve essere tra un'agenzia d'intelligence e un organismo come Confindustria. Adesso sarebbe spuntato (sempre da dichiarazioni di indagato a quanto pare non ancora comprovate) un sedicente Eugenio.
Però la solita storia dei servizi segreti corrotti e pasticcioni anche questa volta convince poco.
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