La fase precedente all'arrivo di Sheikh Abu Khair (Allah abbia misericordia di lui)
Ciò che Shaykh al Zawahiri (Allah lo protegga) fece all'epoca della disputa con ISIS, fu semplicemente annunciare l'alleanza (rinnovandola). Non si trattava del patto di alleanza che già c'era.
Quindi coloro i quali vogliono colpirci alle spalle con le parole pronunciate da Shaykh Al Zawahiri in un altro messaggio, parlando di alleanza forzata deve comprendere che nessuno ci ha costretti a fare niente. Piuttosto siamo stati costretti ad annunciarlo e c'è una grande differenza tra la prima alleanza e il suo annuncio.
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Shaykh Abu Basir Al-Wuhayshi (Allah abbia misericordia di lui), al quale fu dato il compito di seguire la vicenda tra noi e ISIS, propose un cambio totale del nome Al Qaeda la cui immagine veniva a torto sporcata. Questa è un'idea che aveva proposto già Shaykh Usama (Allah abbia misericordia di lui) e infatti è testimoniata nella documentazione trovata ad Abbottabad.
Shaykh Al Zawahiri aveva pensato che fosse opportuno per Nusra unirsi all'Islamic Front. Lo comunicò a Shaykh Al Joulani (Allah lo protegga) e diede incarico a Shaykh Abu Khalid Al Suri (Allah abbia misericordia di lui) di seguire la questione. A Sheikh Al Zawahiri piaceva la mediaticità del progetto. Favoriva un cambio d'immagine.
Era proprio questo che non convinceva Nusra e che la spinse a rifiutare. Si trattava di un'operazione più che altro mediatica che nella realtà non aveva portato ad unire i ranghi. Se Nusra avesse voluto veramente tagliare i ponti con Al qaeda in quel momento, avrebbe potuto cogliere l'opportunità.
Ma non lo fece.
La fase dell'arrivo di Shaykh Abu Khair (Allah abbia misericordia di lui)
Dopo l'accordo raggiunto tra i fratelli in Yemen e il governo dell'Iran, Shaykh Abu Khair (Allah ne abbia misericordia) e Abu Qassam raggiunsero la terra di Shaam.
Poichè Shaykh Abu Khair era ormai libero e quindi investito da Shaykh Al Zawahiri della carica di vice (ci presentò un documento), Shaykh Al Joulani gli offrì la guida di Jabhat al Nusra ma egli rifiutò. Shaykh Al Joulani allora gli chiese di definire il perimetro di legittimità per lui in qualità di comandante di Nusra, e per se stesso come rappresentante di Sheikh Al Zawahiri. Shaykh Abu Khair sorrise dicendo che non ce n'era bisogno perchè tra le due formazioni vi era pieno accordo su tutto.
Devo qui ricordare che fu proprio Shaykh Abu Khair ad indicarci che sarebbe stato opportuno aprire un canale di comunicazione con Paesi come la Turchia . Quindi noi non siamo una scatola nera chiusa e sconosciuta a tutti come lui disse.
E Shaykh Abu Khair non vedeva di buon occhio che la terra di Shaam venisse usata come base per organizzare operazioni in altri Paesi. Infatti s'impegnò a convincere anche i mujahedeen dello Yemen a lasciare da parte gli attentati in terre straniere e a concentrarsi nel contrastare gli Houti.
Traduzione dall'arabo all'inglese a cura di Abu Marwan
Le dispute che si trascinano da mesi tra i vertici di Al Qaeda e Hayat Tahrir Sham, oltre a fornire informazioni preziose su diversi meccanismi e situazioni, sono la prova che la scissione tra Nusra ed Al Qaeda, passata attraverso fasi e modalità diverse, fu vera sin dall'inizio.
E siamo stati in pochi a crederci. Forse perché pochi conoscono veramente le dinamiche complesse che attraversano il mondo della jihad.
Shaykh Al Attoun, che Allah lo protegga e lo guidi, sta cercando di dimostrare come tutto quanto fatto da Nusra per arrivare ad Hayat Tahrir sia stato non solo regolare ma anche trasparente. Non vuole arrivare allo scontro con Shaykh Al Zawahiri. Piuttosto dimostrare la malafede e le insidie costruite da quanti in Siria si dicono a lui fedeli.
L'intento iniziale di Shaykh Al Joulani era semplicemente quello di dare una ripulita a Nusra in modo da formare un'alleanza sunnita forte. Il distacco da Al Qaeda era un passo obbligato.
Il misero fallimento di Jabhat Fateh al Sham gli fece prendere coscienza del fatto che la pulizia doveva essere completa e c'era bisogno di un'azione globale che non poteva venire che dalla gente. Infatti nel suo primo discorso da comandante generale, Abu Jaber parlò di rivoluzione nata dalle moschee. I passi successivi sono stati l'interazione con le amministrazioni civili e la formazione di un governo di unità.
Quello a cui punta oggi Al Joulani è un forte nucleo militare siriano che si concentri esclusivamente sulla guerra contro il dittatore. Per questo motivo Sheikh Al Zawahiri è partito in quarta accusandolo di tradimento e condannando il nazionalismo che avrebbe sostituito la jihad. Teme di perdere un altro pezzo per strada come accadde per Daesh. Stavolta per lui sarebbe la fine.
In questi giorni diverse centinaia di militanti stranieri si sono appellati pubblicamente ad al Joulani scongiurandolo di liberare Uraydi e Julaybib e minacciando di andarsene. Qualche comandante di peso avrebbe addirittura già lasciato. Ma questa è una cosa che Al Julani aveva messo in conto. Da diversi mesi ormai ha iniziato una massiccia campagna di reclutamento mirata principalmente ai siriani. Non rinuncerà mai a combattenti storici come i giordani, i maldiviani o anche gli olandesi che hanno una grande rappresentanza dai tempi di Nusra. Ma ha capito che può raggiungere meglio l'obiettivo dell'unità se punta tutto sul fattore siriano.
Di sicuro tenteranno di fargliela pagare. Addirittura lo hanno indicato come il Mohammed bin Salman di Siria dopo la recente ondata di arresti. Ma si trattava di un'azione necessaria.
Come sottolineato da Sheikh Al Attoun, con alcuni Paesi ci sono contatti da tempo. Lo scenario attuale è talmente complesso da rendere difficile qualsiasi previsione su come evolveranno i movimenti jihadisti. I qaedisti comunque rimangono votati alla jihad globale e la Siria per loro è la base ideale.
E' molto probabile che personaggi come Julaybib e Uraidi non solo stessero lavorando alla disgregazione di Hayat Tahrir come spiegato da fonti ufficiali. E' credibile pensare che, come si mormora sui social, stessero organizzando cellule per attacchi in Occidente.
E' arrivato il momento per servizi segreti e comparti antiterrorismo di cambiare rotta ed interlocutore.
Da Damasco a Idlib.
Da Ali Mamlouk a Fateh Joulani.

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