sabato 15 aprile 2017

Falcons swap

Two Qataris, both members of a falcon hunting party that had crossed from Saudi Arabia to Iraq where they were captured in December 2015, were released earlier in the week as the deal neared implementation. Sources close to the negotiations have told the Guardian that urgent efforts to secure the fate of the remaining men led to the plan being finalised. M. Chulov Guardian

Questo tipo di vicende, molto comuni nello scenario medio - orientale, lascia comprendere come mai il governo italiano rimane imbrigliato in trattative costose e faticose in momenti di emergenza. Nel caso delle ragazzette finite in Siria, sarebbe bastato chiedere aiuto alla Cia affinché intercedesse presso Zenki o anche ai libanesi per aprire un canale affidabile con gli uomini di Al Joulani. Essendo però fuori da questi giochi, e soprattutto dal grande gioco, bisogna poi accontentarsi dei mediatori che la piazza offre.

Negli ultimi giorni della trattativa per lo scambio Madaya-Zabadani/Kafr-Fua sui giornali arabi è stata fatta circolare la notizia che Hussam Shafi in persona, storico portavoce di Nusra, si era recato a Doha per chiudere la partita ed incassare una cifra ragguardevole. Per fare sembrare più realistica la faccenda, gli si è attribuita la carica di capo dell’ufficio politico di HTS che non risulta avere. Per ottenere poteri molto più ampi di quello che gli spettano come comandante militare, Abu Mohammed al Julani ha dovuto sacrificare parte del suo establishment. In realtà Hayyat Tahrir, che ha adottato la strategia di fare affidamento su mezzi finanziari che possono garantire maggiore libertà decisionale, se n’è rimasto alla finestra ad aspettare. Ha beneficiato della trattativa perché ha potuto comunque salvare parte dei suoi combattenti dimostrando così anche l’inutilità dei tavoli di Ginevra.

Si è trattato di una mediazione molto sofferta sia per Assad, anche lui rimasto a guardare, che per le opposizioni di stanza all’estero che ci hanno rimesso la faccia con i siriani. Ragion per cui, risulta abbastanza credibile la versione secondo la quale solo una parte di Ahrar Al Sham avrebbe avallato l’intero processo. Punto importante questo, perché con i suoi ventimila e più soldati, è una formazione che fa da ago della bilancia.

Negli ultimi giorni è girata voce di un compattamento, orchestrato da Russia e Turchia, per fare in modo che Ahrar e Free Syrian Army neutralizzino definitivamente Ayat Tahrir.
Un azzardo alquanto strano se si pensa che ieri, sotto una pioggia di bombardamenti russi, gli uomini di Al Julani a Daraa conquistavano in maniera molto agevole il quartiere di Mansheia.

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