sabato 24 dicembre 2016

Se non c’è sangue non c’è business

Currently, the Arab World got divided into two axis or alliances, the Resistance axis and the Moderate axis. We must have a foot hold in both camps. This situation became apparent when we nominated General Mahjoub Sharafi as ambassador to Cairo so he could supervise the activities of the Islamic Movements in the Arab countries in North Africa and monitor the Sudanese Opposition activities in Egypt. The Egyptians rejected him and we understood the message. 

I, think we should improve the relation with the Saudis and benefit from them, but it must be clear that, they are not trustworthy. At the same time we maintain our strategic relationship with Iran.

We are the only country in the world that will not be affected by the conflicts taking place between Sunni Islamic groups and the Shiia. We have succeeded in maintaining good relations with all Islamic groups, through the cover of social organizations, and not through the state institutions.

We have intensified the work to train and graduate Libyan M.I. cadres. Currently, they are doing an advanced course on Internet operation, deciphering of codes, interception of telephones and wireless radios. Their leadership requested us to train and establish for them a strong M.I. system.  
General Siddiq Amer, Director General of Intelligence and Security Sept. 2014

La trascrizione di una riunione dei vertici governativi sudanesi fatta pervenire ad un analista americano, pur non essendoci certezze sull'autenticità, costituisce alla luce delle vicende che coinvolgono il Sudan, uno straordinario documento che permette di comprendere le difficoltà alle quali vanno incontro le nostre istituzioni quando c'è da intraprendere una trattativa con un Paese tribolato ed in mano ad una dittatura sanguinaria. Bashir e i suoi uomini si intromettono negli affari interni di qualsiasi Paese, e supportano a giorni alterni milizie e governi, purchè ciò possa consentire loro di continuare a rimanere al potere.

Lo strano balletto di notizie che circolano ormai da settimane, circa la cattura di Fezzani e le lungaggini burocratiche legate al suo rientro, è probabilmente da attribuire a dinamiche e tensioni interne. Sebbene l'allora ministro Gentiloni sia stato rassicurato poche settimane fa dalla controparte sudanese, sulla piena collaborazione nella lotta al terrorismo e sul supporto al governo di unità nazionale libico, alla fine bisogna fare i conti con le decisioni dei vertici militari e dell'intelligence. E Siddiq Amer è uno di quelli che non ama sentirsi dire cosa deve fare.
Moez Fezzani, che negli interrogatori degli ultimi giorni avrebbe ammesso la paternità della strage del Bardo e il suo ruolo di coordinatore nell'organizzazione di gruppi terroristici in Libia e in Siria, può diventare una pedina fondamentale per i piani del generale. A quanto pare gestiva somme stratosferiche impiegate per il reclutamento di giovani foreign fighters e l'acquisto di armi.
Si spiegherebbe così il comunicato dai toni quasi isterici, dell'Ambasciatore italiano in Sudan che dichiarava, dopo che le agenzie ne avevano ormai dato notizia, di non sapere nulla della cattura.
Non deve essere stato facile per l'Aisi localizzarlo nè per gli agenti inviati in loco fermarlo, ma è stato evidentemente ancora più arduo trovare un interlocutore che garantisse almeno il fermo.
Era meglio che in pochi conoscessero i contorni della vicenda.
La Tunisia alla fine è riuscita a trovare il canale giusto per l'estradizione.
Vedremo se e quando Fezzani verrà consegnato all'Italia.

Nessun commento:

Posta un commento