sabato 20 febbraio 2016

Dal Cairo a Forte Braschi (scalo in Vaticano ?)

Ma adesso emerge un aspetto preoccupante che, se fosse confermato, potrebbe avere importanti conseguenze a livello diplomatico. Per la realizzazione dei suoi report, il ventottenne laureato a Cambridge avrebbe infatti lavorato in contatto - probabilmente a sua insaputa - con un infiltrato degli 007 dell’MI6. Dai servizi italiani non filtra il nome della società al centro dei sospetti.
lastampa

Questa era una tesi della prima ora.
Insistere sul fatto che il dottor Regeni sia stato usato in maniera inconsapevole serve ad avvalorare il costrutto che ambasciata e servizi fossero essi stessi all'oscuro di quanto stava accadendo.

Per esperienza personale la missione diplomatica cerca di non entrare nelle faccende casalinghe per quanto possibile. Io sono stata messa alla porta due volte dopo aver chiesto supporto per una disputa commerciale e per aver chiesto che mi mettessero a disposizione il conto in banca della Farnesina per fare arrivare soldi dal mio istituto in Italia. Nel primo caso fu un funzionario dell'ufficio commerciale ad alzare un muro. Prima mi disse che non era loro compito assistermi. Io chiedevo semplicemente supporto per districarmi nel groviglio delle leggi locali. Una consulenza legale che ero anche disposta a pagare. A quel punto della discussione lui andò dall'ambasciatore e fece un resoconto della mia richiesta. L'ufficio era vicino così ascoltai l'intera conversazione. In maniera molto subdola il funzionario fece comprendere all'ambasciatore che non sarebbe valsa la pena immischiarsi in affari locali. Non per un privato cittadino. Non so cosa gli fu risposto comunque lui venne fuori e mi accompagnò fino alle scale. Mi mise anche una mano sulla spalla. In seguito raccolsi un pò di informazioni e capii il soggetto. Uno di quelli che sa come fare carriera in ambito diplomatico.
La seconda volta non riuscii a parlare con un funzionario. La signora all'ingresso, italiana, mi liquidò suggerendo di usare la carta di credito. Contattai il funzionario Aire del Paese dove risiedevo e lui a sua volta chiese aiuto ad un funzionario dell'ufficio contabilità di quel consolato che tra l'altro mi comunicò che era un servizio che avevano svolto anche per altri italiani. Dovevo semplicemente redigere una dichiarazione sull'accaduto.
Se mi fossi fermata all'ingresso del Consolato e se il dottor Scalia da Muscat non avesse contattato la collega del Paese dove mi trovavo, magari avrei optato per un ostello. Se qualcuno mi avesse ucciso nessuno avrebbe saputo del mio passaggio negli uffici della nostra rappresentanza diplomatica e della mia richiesta di aiuto.
Non sempre l'Ambasciatore sa quello che accade dentro e fuori dall'Ambasciata specie per ciò che riguarda italiani.

Dal resoconto di Marco Ludovico, che poi è stato l'unico a seguire gli sviluppi investigativi in maniera rigorosa e senza addentrarsi in maniera improvvisata in ambiti particolari come hanno fatto alcuni suoi colleghi in questi giorni, pare di capire che la ricostruzione elaborata dal generale Manenti sia andata appunto nella direzione che sgancia governo e servizi da interazioni dirette con l'ambiente egiziano e quindi li solleva da qualsiasi responsabilità.
Il fatto che si insista sulla stampa a sostenere che Regeni potrebbe essere stato complice inconsapevole di qualche servizio straniero avvalora la tesi. Se non lo sapeva lui come facevano a saperlo i nostri 007 ?
Il ragionamento avrebbe una sua logica se non fosse che parliamo di un Paese a rischio elevato e di una università, la American University dove per un anno transitò per studi anche l'attuale direttore della Cia, nota per essere un covo di spie molto più di tutte le organizzazioni alle quali si è fatto riferimento in questi giorni. Quindi sorgono degli interrogativi ben precisi.

Il responsabile locale dell'Aise non sapeva o ha fatto finta di non sapere per poi rendersi conto della gravità a pasticcio accaduto ovvero dopo il rapimento e il ritrovamento del cadavere ?
Quanto peso ha avuto questa vicenda nella riorganizzazione dell'ufficio ?
Per tutti quelli che collaborano a vario titolo con i servizi c'è una clausola di segretezza.
Cosa diceva al telefono il direttore del comparto analisi (non può essere che lei) di tanto grave da far si che il generale Manenti la estromettesse addirittura dal servizio ?
Pare di capire che le intercettazioni siano saltate fuori nell'ambito dell'inchiesta sul Vaticano che ormai inizia ad avere varie diramazioni. Fin a quanto sono colpiti in concreto (al di là dei resoconti di cronaca rosa) i servizi ?



*Addendum

Avevo dimenticato che secondo le cronache il momento clou del repulisti avrebbe avuto luogo il 26 Gennaio quindi non dovrebbero esserci collegamenti con il caso Regeni.
Rimangono comunque gli interrogativi sui meccanismi che regolano l'operato dell'Aise all'estero e sull'effettivo grado di conoscenza della vicenda da parte del responsabile locale sin da quando il ragazzo era in vita.




Nessun commento:

Posta un commento