sabato 12 dicembre 2015

Sotto la lente

Anche lei era la moglie di un estremista islamico di origine marocchina diventato cittadino italiano grazie al loro matrimonio. Le ultime notizie sull’uomo, anch’egli al tempo sotto la lente di ingrandimento della Digos, risalivano al giugno del 2001, quando questi lasciò l’Italia con un volo diretto a Teheran. Nel novembre 2001, un giornalista del New York Times venne in possesso di un appunto trovato in un’abitazione di Kabul sui cui erano annotati i nomi di Anna e Kassim, il loro indirizzo di Bergamo e il numero di telefono della loro abitazione. Circa due anni dopo, vennero acquisite nuove notizie su Kassim: si trovava in un carcere del Marocco, condannato per il suo presunto coinvolgimento in vicende di terrorismo. L’uomo sarebbe stato rimesso in libertà solo nel 2011, per effetto della grazia ricevuta dal Re Mohamed VI. 
Galzerano-Di Peso polizia moderna 2012

Al giorno d'oggi una vasta gamma di profili è riconducibile alla locuzione "estremista islamico".
Si va dal bamboccione che inneggia a Daesh con tanto di bandiera nera sul profilo Facebook al tagliagole dell'area siro-irachena.
Nel 2001 però si faceva attenzione essenzialmente a distinguere tra maggiore adesione ai dettami religiosi e radicalismo vero e proprio.

E' difficile ricostruire la vicenda giudiziaria italiana di Abou Elkasim Britel perchè incastrata in quella della rendition pachistana. La documentazione attualmente a disposizione in rete proviene quasi esclusivamente dalla difesa. Alla fine comunque il tribunale lo assolse per totale insussistenza di elementi di accusa processualmente utilizzabili, che consentano di affermare che gli indagati abbiano partecipato ad un'organizzazione terroristica islamica. 
A detta delle cronache dell'epoca per la polizia Kassim era stato bravo a non farsi "beccare" mentre lo intercettavano.

Nel giugno del 2000 Elkasim fu ricoverato in un ospedale italiano per malaria. Secondo una informativa dei servizi la malattia era conseguenza di un viaggio in Afghanistan fatto alla fine del 1999 per addestrarsi nei campi talebani. Ipotesi abbastanza plausibile se pensiamo ad una recidiva. Dai resoconti giornalistici però non è dato capire se vi sia anche prova documentale del viaggio così come ve ne sarebbe per quello intrapreso nel Giugno del 2001.
Il Sismi dovrebbe avere ottenuto questo tipo di informazioni dall'Nds o dall'Isi però in Pachistan Kassim fu arrestato dalla polizia locale e in seguito ceduto ai servizi per essere ulteriormente interrogato. Quindi ciò vuol dire che non era un soggetto noto o magari lo era ma tornava utile lasciarlo circolare per un pò. E infatti fu arrestato diverso tempo dopo il suo ingresso nel Paese cioè nel Marzo del 2002.
Un marocchino con passaporto italiano in Pachistan è decisamente una presenza sospetta. Come minimo si potrebbe pensare ad una operazione sotto copertura del Raw.
Per quanto riguarda l'attività investigativa della polizia italiana questa fu informata, presumibilmente dallo stesso Sismi, di contatti sospetti iniziati verso la fine del 2000 con un tunisino che apparteneva alla rete di al Qaeda. E così a partire dal Febbraio 2001 i dispositivi elettronici di Kassim vennero messi sotto controllo. Evidentemente non emergeva nulla di concreto perchè una perquisizione della sua abitazione venne effettuata solo a luglio del 2001 quando lui era ormai partito per studi o per cercare finanziamenti per i suoi progetti editoriali come sosteneva la moglie.
Dopo una settimana di sane sberle da parte dei servizi segreti pachistani lo si mette a disposizione di Cia ed Fbi che a detta del torturato conoscevano molto bene i dettagli della sua vita in Italia. Informazioni che ovviamente non possono non essere state fornite che dal responsabile locale dei nostri servizi che di solito opera all'interno dell'Ambasciata. L'Ambasciatore almeno ufficialmente però non fu avvertito delle vicende che colpivano un cittadino italiano in Pachistan. Secondo uno schema classico delle rendition a Kasim fu impedito di vederlo. Ad altri in Siria e Giordania invece il colloquio veniva consentito con raccomandazione di non riferire al rappresentante diplomatico delle torture subite.
Da Britel la Cia voleva informazioni su Bin Laden. Alquanto ironico visto che l'Isi poteva fornirgliene di prima mano. E gli avrebbero proposto un coinvolgimento nella lotta al terrorismo in Italia. Nel maggio 2002 venne imbarcato su uno dei famigerati Gulfstream V destinazione Marocco. E giù altre botte. La vicenda si è risolta dopo anni essenzialmente grazie agli sforzi dei parlamentari europei ed italiani oltre che di famigliari ed avvocati.

Quello che viene da chiedersi in questo caso è :
posto che i ministeri dell'interno e degli esteri non potevano non essere a conoscenza sia dell'arresto che delle torture, quanto sapeva la polizia italiana della permanenza in Pachistan di Kassim ? Se si tiene sotto stretto monitoraggio un soggetto di interesse e poi si svolgono indagini, si dovrebbe essere a conoscenza di tutto quello che gli accade senza aspettare lo Spataro di turno.
Ce la racconteranno mai questa parte della verità Galzerano e Di Peso ?

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