mercoledì 16 dicembre 2015

Il pasticcio Eurodac

Le immagini festanti del ministro Alfano e del prefetto Morcone che in ottobre assieme ad alcuni funzionari dell’unione salutavano la partenza verso la Svezia di diciannove profughi eritrei, faceva ben sperare sul fatto che la vertenza circa le fotosegnalazioni aperta dall’agenzia Easo nel corso dell’estate fosse stata risolta.
E invece in una sorta di escalation questa si è conclusa con il primo passo della procedura di infrazione costituito da una nota formale inviata in questi giorni in cui oltre a ricordarci che su 60000 migranti solo 30000 sarebbero stati segnalati, sono stati sottolineati una serie di ritardi e carenze nell’approntare gli hotspot necessari al transito degli esuli.

Quello che ci viene contestato nella relazione resa pubblica ieri è che pur avendo messo a disposizione del sistema di asilo europeo in via di costituzione almeno sei strutture tra Sicilia e Puglia, di queste praticamente solo l’hotspot di Lampedusa è pienamente funzionale.
Il ministro dell’interno avrebbe promesso in questi giorni l’apertura di un ulteriore punto entro la fine di questo mese mentre l’unione preme affinchè ne vengano aperti due e auspica che a Febbraio siano terminati i lavori di costruzione a Taranto, Trapani e Augusta approfittando anche del fatto che in questo periodo il numero degli sbarchi è minore. Attualmente i profughi vengono accolti in tende.
Al momento mancano i sistemi per la rilevazione dei dati per i quali ancora il governo deve aprire bandi di concorso, personale medico di supporto, personale di polizia proveniente dall’Europol, mezzi di trasporto aereo per ridistribuire i migranti, mediatori culturali ed esperti che dovrebbero essere inviati dall’Easo e da Frontex.
Quello che è difficile comprendere è di chi effettivamente sia la colpa per tutto questo ritardo o meglio quasi totale inadempienza. In estate c’era stata la kermesse di funzionari europei ed italiani a Catania. A settembre la stampa italiana aveva riferito di operazioni ormai completate. All’improvviso pare che tutto sia stato cancellato probabilmente a causa di una ritrosia generale che non riguarda solo l’Italia ma anche e soprattutto i partner europei.

Foto ministero interno




Quanto affermato dal dottor Pisani sul numero estivo di polizia moderna corrisponde di certo a verità.
La prospettiva giurisprudenziale che permette alle autorità competenti di forzare (coercizione e detenzione) il profugo alla fotosegnalazione esiste sia nel quadro normativo italiano che in quello europeo.
Come accennava giorni fa il ministro Alfano c'è una sentenza di Cassazione che risale al 2008 e che consente l'uso della forza anche quando la resistenza opposta è di tipo passivo.
Inoltre è possibile applicare la norma della resistenza a pubblico ufficiale che però già al suo interno contiene una insidiosa causa di non punibilità qualora il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni


La normativa europea è assoggettata a quelle nazionali ma impone sempre il rispetto dell'articolo 3 della convenzione sui diritti umani assieme alla proibizione delle pratiche di tortura. Dopo averne discusso con gli stati membri e avere anche proposto un questionario al quale l'Italia si sarebbe rifiutata di rispondere, l'unione ha redatto una serie di best practices che in linea generale descrivono le circostanze e i modi in cui l'uso della forza dovrebbe essere esercitato. Si tratta però di semplici direttive che possono variare a seconda dei casi e devono comunque tenere conto di tutte le altre norme.
Alla fine è difficile definire in maniera univoca l'uso proporzionato della forza che deve essere fatto tenendo in conto il bilanciamento tra le esigenze imposte dall'implementazione del trattato di Dublino e il rispetto della dignità umana soprattutto in considerazione dei minori.

Proprio il ministero dell'interno nel settembre del 2014 emanò una circolare che autorizzava la polizia all'uso della forza se necessario e informava di ciò i migranti attraverso un volantino distribuito all'arrivo sul quale però non erano menzionati i loro diritti.
Una giurisprudenza ampia ma non circoscritta può dare luogo a casi controversi come quello Sarigiannis per il quale la corte europea nel 2011 decretò che la polizia pur essendo stata essa stessa colpita da un cittadino francese che si rifiutava di essere identificato all'aereoporto poichè cittadino europeo, decretò che l'aver ammanettato l'intera famiglia e l'aver picchiato padre e figlio aveva costituito un uso sproporzionato della forza.
In Italia invece l'azione penale a carico degli agenti fu archiviata.

Quello che l'Italia dovrebbe chiedere è la messa a punto di un protocollo che stabilisca nella maniera più dettagliata possibile i limiti dell'uso della forza.
Ciò da un lato viene a tutela delle forze di polizia e dall'altro garantisce il rispetto della dignità dei profughi.

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