martedì 9 giugno 2015
Matteo e la notte dei tre (old) trolls
Ha colto di sorpresa un pò tutti questa parentesi così estesa dedicata dal segretario del piddì alla comunicazione.
Nell'Italia poco digitale stupisce che alla direzione nazionale si sia parlato seriamente di questioni virtuali.
Eppure Matteo ha ragione.
Oggi anche la politica è fatta di percezione.
Non c'è tempo di starsi a sentire discorsi o ragionamenti filosofici che nemmeno i politici moderni sanno comunque più fare.
Si va su Twitter e si controllano i trends per avere il polso del Paese.
Sbaglia però il segretario a sostenere che i trolls (che in italiano andrebbe reso al singolare, lo ha prontamente bacchettato una twitteriana attenta) sono solo tre.
Sono parecchi di più e con tutta probabilità molti di loro sono pagati anche discretamente per portare a termine il compito non tanto di screditare il governante di turno ma di non far comprendere programmi e idee.
E' il metodo Boffo applicato alla piattaforma di micro-blogging.
Semplificazioni, populismo, ignoranza .
Messaggio duro e breve. Impatto immediato.
Sono questi gli ingredienti della "disarticolazione" dell'era moderna.
Si tratta dello stesso meccanismo per il quale i media di destra danno spazio alla mamma di un soldato italiano morto per farle dire che quella camicia bianca messa sotto alla mimetica le suonava irrispettosa nei confronti dell'istituzione.
Quello che suona strano in questo perverso gioco delle parti che sfrutta il dolore non è tanto il ruolo del giornalista ma quello della madre.
Perchè prestarsi ad una strumentalizzazione inutile ?
Forse perchè non ha altri mezzi per far valere le sue ragioni. Per far si che la propria voce venga ascoltata.
E' quello che deve fare un governo specie se di sinistra.
Almeno ascoltare la voce dei propri cittadini.
Renzi fa bene a mostrarsi più malleabile ovvero ad aprire a dialogo e modifiche.
Non deve cadere però nel tranello di Civati e Vendola che vogliono far credere di avere in animo la ricostruzione di una sinistra d'assalto dei tempi che furono.
Il partito comunista per la sinistra in Italia è come l'unione sovietica per Putin.
Torna utile spolverarne i fantasmi ma nella piena consapevolezza che il ritorno a quel modello li affosserebbe definitivamente.
Ai finti sinistrorsi servono i numeri. Quindi prenderebbero in carrozza anche le De Girolamo di turno.
Nel frattempo seminano trappole sul sentiero del presidente del consiglio.
Foto Sappino L'Espresso
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