sabato 13 giugno 2015

Dobbiamo parlare come l'Isis

Non è la prima volta che Matteo Renzi in uno dei suoi interventi pubblici fa cenno alle straordinarie capacità comunicative di Isis però dimentica che una delle regole base della comunicazione vuole che l'interlocutore sia a conoscenza della materia di cui stiamo parlando.
Purtroppo in Italia siamo vittime di media che tendono a strumentalizzare il terrorismo internazionale soprattutto nelle sue manifestazioni comunicative e quindi poco e niente conosciamo delle tecniche di cui realmente si servono.
Al contrario il presidente del consiglio proprio in virtù della sua veste istituzionale può contare su informazioni dettagliate che lo hanno portato a fare certe considerazioni in sede di direzione nazionale del partito democratico.
Considerazioni non comprese e quindi in gran parte fatte oggetto di scherno dentro e fuori dalla rete.
Un altro aspetto fondamentale del successo di Daesh sui social è che riesce a mascherare bene le proprie bugie.
Confidiamo nel fatto che Matteo non voglia emularli in questo .

Circa un paio di settimane prima dell'attacco di Garland in Texas, un simpatizzante di Daesh postò un articolo su Twitter che parlava della mostra di cartoni e della gara ad essa associata facendo seguire il suo Twit da una serie di osservazioni circa le similitudini con il caso Charlie Hebdo.
Nel giro di pochi minuti fu contattato da uno di quelli che poi realizzò materialmente l'atto e in privato i due si scambiarono messaggi che avevano in oggetto la preparazione dell'evento.
Se ormai da un lato è relativamente facile per l'intelligence e le forze dell'ordine intercettare e bloccare le comunicazioni in fase preparatoria, va sottolineato che nel momento in cui l'appello viene lanciato c'è un soggetto che lo recepisce all'istante.
Parliamo quindi di un individuo già indottrinato e pronto all'avventura in Siria o all'attacco solitario.
E' su questo fronte che stiamo perdendo la guerra contro Daesh : la propaganda.

Nel caso del foreign fighter o del gruppo che pianifica un attacco su suolo occidentale la propaganda via internet mette in evidenza come lo scenario che riguarda il reclutamento sia drammaticamente cambiato.
L'imam e il veterano di guerra sono figure ormai inutili. Le moschee poi sono già fuori dal circuito. Ne sanno qualcosa Bilal Bosnic che si è trasformato nel tempo in un animale itinerante o i vari mullah Krekar e Hafiz Saeed che pontificano da siti internet e canali satellitari.
I potenziali terroristi hanno a disposizione siti con materiale di varia natura tradotto in tutte le lingue : trattati di religione, politica, arti militari.
I ragazzini educati e cresciuti in Occidente vengono bombardati dall'immagine delle meraviglie nel califfato e dell'ingiustizia e dell'oppressione praticata nelle società in cui vivono.
Si tratta di un rullo compressore simile a quello usato dal pedofilo sul bambino e al quale è difficile opporre resistenza.
Più che parlare come Daesh, nel nostro caso dobbiamo smantellarne le contraddizioni e l'ipocrisia, ma soprattutto le bugie.
Evidenziare come mentano sulle vittorie militari più che sottolineare i nostri successi.
Mostrare le atrocità compiute su esseri indifesi di cui loro stessi si fanno paladini.
Far risaltare la doppiezza del ricorrere a mezzi illeciti per finanziarsi e ad alleanze imbarazzanti sui campi di battaglia. Gli ex baathisti in Iraq non sono amici a cui accompagnarsi.
Tutto questo viene già fatto quotidianamente da governi e agenzie di intelligence.
Il problema è che si servono di media tradizionali molto vicini alle istituzioni o notoriamente schierati contro i musulmani quindi decisamente poco credibili.
Attivare le comunità islamiche e fornire loro il supporto di società di comunicazione specializzate in questo tipo di operazione sarebbe il primo passo.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare anche al Qaeda è proiettata verso il futuro e sfrutta al meglio la propaganda per lanciare messaggi a potenziali interlocutori.
Dopo l'intervista al leader di al Nusra su al jazeera ne è uscita una a due pezzi da novanta di antica memoria.
Si tratta di abu Mohammad al Maqdisi, mentore del Zarqawi ispiratore di Daesh, e abu Qatada, predicatore che si trovò nel mezzo di una battaglia tra Inghilterra e Giordania quando il ministro dell'interno inglese si opponeva al rimpatrio per un procedimento per terrorismo perchè le autorità locali non sarebbero state in grado di garantirne i diritti.
In una lunga intervista al Guardian i due hanno hanno ribadito come la linea di comando di al Qaeda sia nettamente debilitata a causa delle adesioni a Daesh e come al Zawahiri risulti ridimensionato.
Asserzioni che corrispondono alla realtà ma tese a dare l'impressione errata che al Qaeda sia quasi finita. Nulla di più sbagliato. Al Qaeda si sta riorganizzando in maniera differente nei vari continenti e uscirà rafforzata da questa fase.
Visti l'addestramento delle truppe anti-Assad e il supplemento di truppe inviato agli iracheni in questi giorni, si vuole forse offrire aiuto all'Occidente in funzione anti-Daesh in un momento di evidente difficoltà .
Dall'Afghanistan in poi, conosciamo i danni provocati dall'aiuto dato ai "mujahedeen buoni".
Cerchiamo di non ripetere l'errore.

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