mercoledì 13 maggio 2015

Quegli strani tweet del giorno prima del massacro

I proclami di Anjem Choudary seguono sempre un registro ben consolidato contro quelli che lui definisce non musulmani : noi musulmani cosiddetti moderati, i governi occidentali e quello inglese in particolare, le varie confessioni al di fuori di quella sunnita.
Per lui noi siamo tutti kuffar ovvero miscredenti in quanto il nostro essere occidentali o il fatto di abbracciare interpretazioni diverse dalla sua, fa si che veniamo meno al patto di aderenza all'unicità di
Dio che è l'essenza del monoteismo puro.
Di solito se la prende con gli sciiti o con i convertiti e le seconde generazioni.
I riferimenti al Pakistan e agli ismaeliti nei tweet di ieri mattina erano invece abbastanza precisi, forse anche troppo, alla luce di quanto purtroppo è avvenuto stamane.


Di sicuro c'è ancora un filo che lega il terrorismo che origina nell'area Af-Pak a quello europeo e l'Inghilterra è da sempre un centro importante per certe trame ma quanto è spesso quel filo ? Siamo ancora ai livelli di tensione degli attentati di londra e madrid ?

L'attacco al bus è stato preparato nei minimi particolari.
La dinamica è di tipo para-militare. Testimoni oculari hanno riferito che gli attentatori sono rimasti sul posto per controllare quante persone  fossero ancora vive.
La presunta rivendicazione dei Talebani questa volta sembra più che credibile.
Il problema però non è tanto scovare gli esecutori quanto i mandanti. Quelli che cioè vogliono approfittare delle tensioni settarie che sconvolgono il Pakistan da decenni ormai.
Karachi è uno snodo commerciale di enorme valore ma è dilaniato dalla criminalità e dal terrorismo.
E' il posto ideale per combattere una guerra proxy che potrebbe vedere protagonisti ad esempio l'Arabia Saudita e l'Iran. O anche il famigerato MQM partito secolare guidato da alcuni esuli in terra inglese che usa mezzi poco leciti per le proprie battaglie politiche e al quale più volte nelle ultime settimane è stato lanciato un ultimatum dall'esercito e dal governo.
Anni fa l'attuale direttore dei servizi segreti all'epoca capo dei Rangers, denunciò la scomparsa di un carico di armi Nato dal porto di Karachi lasciando intendere che gli americani avrebbero organizzato il tutto per dare armi ad oppositori e terroristi. Non avendo prove fu costretto a ritrattare.
E proprio sull'Isi puntano i maligni dopo la parziale ammissione del generale Gul circa la storia della cattura di Bin Laden. Ci si chiede se Rizwan Akhtar, accorso in mattinata assieme al generale Sharif sul luogo dell'attacco, non stia fallendo nell'opera di pulizia interna che gli si chiedeva.
Lo stesso Akhtar quando era a capo dell'operazione Karachi lasciò improvvisamente la missione affidatagli dichiarando pubblicamente che gli erano stati tolti i pochi poliziotti onesti su cui poteva fare affidamento.

L'attentato ha avuto luogo all'indomani di un incontro storico a Kabul tra il governo pachistano e quello afghano.
Incontro che sulla carta dovrebbe aver cementato una alleanza che
darebbe fastidio a parecchi.
I due capi di governo hanno reiterato l'intenzione di collaborare sul fronte comune della lotta al terrorismo negando l'accesso a chiunque voglia usare il proprio territorio per attaccare l'Afghanistan o il Pakistan.
Si tratta di una dichiarazione pesante che se messa in atto può scombussolare i piani di vari Paesi.

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