«Non me ne frega, non voglio cani» ha borbottato il ristoratore. Inutile anche il tentativo di mediazione da parte del comandante provinciale dei Carabinieri, Ruggiero Capodivento, che recandosi in cucina ha cercato invano di farlo "ragionare". Inutile. Fra l'imbarazzo di alcuni sindaci e assessori presenti, il prefetto ha lasciato la sala senza nessun clamore tanto è vero che la maggioranza dei quasi 200 commensali non aveva notato ne il cagnolino e neppure si era accorto dell'incidente diplomatico. ilgazzettino
Ma lei ha avuto un diverbio con il prefetto?
«Assolutamente no. È stato il suo compagno ad accalorarsi, a reagire con veemenza spropositata rispetto alla situazione. Per giunta in cucina a insistere è entrato pure il colonnello dei carabinieri».ilmattino
Il militare che arriva fino in cucina per intercedere in favore del cagnolino del prefetto è un classico italiano.
Bisogna essere qualcuno in questo Paese per far valere i propri diritti.
Il dpr che regola la questione lascia spazio ad interpretazioni e leggi regionali.
Sulla carta non si potrebbe proibire l'ingresso in sala di un animale ma in condizioni particolari il gestore può imporre la propria volontà.
A proposito del pastore belga che ha ucciso una bimba a Pordenone, personalmente non credo molto nel detto che il cane sarebbe il miglior amico dell'uomo o che vi sono razze particolarmente adatte ai bambini.
Il cane è un animale e come tale va trattato.
Gli si dà il pasto alla stessa ora e nello stesso posto possibilmente, ma soprattutto senza che vi sia attorno gente come pare sia accaduto.
Per il cane la percezione è tutto.
Un gesto o il tono della voce possono essere un campanello d'allarme anche quando l'allarme non c'è.
Ed è difficile che inquadrino i bambini come parte integrante del nucleo familiare.
Spero che i genitori riescano a trovare conforto dopo questa immane tragedia.
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