domenica 1 marzo 2015

Af-Pak. Lontano ma vicino.

Quello che la relazione dei nostri servizi lascia solo intuire e che invece il direttore dell'intelligence americana ha detto abbastanza chiaramente dinanzi al comitato di controllo sulle forze armate proprio negli stessi giorni, è che la fragilità del quadro normativo fiscale ha determinato un calo degli investimenti stranieri che sono al momento la speranza più forte sulla quale poggia l'Afghanistan.
Si tratta di denaro necessario a sostenere l'economia e la sicurezza.
Per quanto le afghan national security forces siano finora riuscite a respingere gli attacchi dei talebani, Clapper ha ribadito che all'indomani della fine della missione Isaf questi si sono rafforzati e le zone rurali verranno in breve tempo riconquistate.
Questo quadro potrebbe fare si che Obama riprenda in considerazione un ulteriore impegno nella regione.

Questa dovrebbe essere ancora zona di competenza di tortellino Mancini quindi ci fidiamo delle informazioni ufficiali fornite.
A integrazione però bisogna aggiungere che l'incoronazione ufficiale del fratellino del mullah Omar sarebbe avvenuta di fronte ad un comitato che comprendeva anche i servizi segreti pakistani il che rafforzerebbe l'ipotesi che Omar è vivo e vegeto e dirige le operazioni dal suo rifugio pakistano.
Un gustoso episodio che vide protagonista a sua insaputa mullah Mansour ci dà prova di quanto siano difficili le operazioni da quelle parti.
Qualche anno fa per mesi i servizi segreti inglesi riempirono di soldi un signore che loro ritenevano essere Mansour e con il quale pensavano di poter negoziare la pace.
Alla fine si scoprì che l'uomo era un impostore .


Alla luce degli sviluppi in Siria ed Iraq e delle mire espansionistiche di Daash, lo scenario Af-Pak non può essere trascurato.
Ma soprattutto bisogna fare in modo che i finanziamenti vadano nelle mani giuste e che ci venga garantita una sfera di influenza e controllo.
Giungono notizie ad esempio della recente formazione in Afghanistan di una milizia abbastanza grande costituita da vecchi mujahedeen che avrebbe in animo di combattere contro Daash e i talebani.
Questi nuclei che non sono una novità  nascono con l'avallo dei politici locali e vanno ad inasprire tensioni già esistenti poichè influiscono sugli equilibri tribali e sulla instabilità.
Per questo è necessario agire in fretta ma soprattutto bene e con gli interlocutori giusti.



Aggiornamento

Di ritorno in Qatar da un giro di consultazioni in Pakistan e Cina (che ha forti interessi economici in Afghanistan ed è un mediatore gradito ai talebani) Qari din Mohammad che fa parte della delegazione che ha un ufficio di rappresentanza a Doha, ha dato l'ufficializzazione dell'inizio dei negoziati tra il governo afghano e i talebani.
Gli incontri dovrebbero iniziare la settimana prossima.
Il semaforo verde finale deve essere arrivato dal mullah Omar in persona che cerca di cogliere una opportunità per i suoi ma anche di ridurre al minimo i danni provocati dalle continue defezioni verso Daash.
Nell'intervista rilasciata ad un'agenzia turca Qari din Mohammed non ha voluto svelare cosa ci sarà sul tavolo delle negoziazioni ma è facile prevedere che chiederà un buon numero di ministeri e l'uscita definitiva delle truppe straniere dal Paese nonchè il rilascio di alcuni prigionieri e l'annullamento delle sanzioni tra cui quelle sul divieto di movimento.
Ovviamente gli stati uniti saranno presenti dietro le quinte.
Sarà interessante vedere fino a dove si spingeranno con le richieste e come queste saranno accolte.

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