domenica 19 ottobre 2014

Whistleblowers

Dati ed anticipazioni circa l'attività della polizia delle comunicazioni forniti da un articolo apparso sulla edizione online del corriere di questa mattina sono la conferma del fatto che se da un lato anche in Italia si sta sviluppando un tessuto criminale con ampie diramazioni e collegamenti a livello internazionale, dall'altro c'è pronta a fronteggiarlo una specialità che può contare su professionisti di provata esperienza e dinamicità.

A differenza di altre tipologie di attività delinquenziali quella informatica ha bisogno oltre che di competenza anche di calma ed equilibrio non solo per il conseguimento di risultati da indagini spesso complesse ma soprattutto per informare ed educare un pubblico che sovente si ritrova nel duplice ruolo di collaboratore attivo della polizia postale e potenziale vittima dei truffatori.
Le campagne di prevenzione delle frodi telematiche  mirano alla costruzione di un ponte virtuale con gli investigatori basato sulla fiducia da un lato e sulla conoscenza del mezzo dall'altro.
Al contrario di quanto viene fatto per risvegliare la coscienza collettiva della popolazione che deve confrontarsi con le conseguenze delle attività criminali associative sviluppatesi nel meridione ad esempio, il lavoro di sensibilizzazione teso a proteggere ed educare tutte quelle categorie che si barcamenano con difficoltà nel mondo informatico deve essere svolto con massima attenzione e pacatezza.
La spettacolarizzazione degli eventi o la celebrazione di risultati ottenuti o da venire, può recare più danni che benefici.

Le questioni a cui la polizia postale deve guardare con maggiore rigore sono appunto la conquista della fiducia delle aziende per la condivisione di informazioni e la razionalizzazione del lavoro di indagine.
L'incertezza sull'affidamento dei dati da parte delle imprese non è tanto frutto di sfiducia nei confronti della istituzione polizia ma da una sensazione generale di diffidenza tipica del contesto storico in cui stiamo vivendo.
La polizia delle comunicazioni è solo una frazione dell'apparato di sicurezza di uno stato regolato da un sistemo politico ed economico non a se stante ma inserito in equilibri nazionali ed internazionali.
La situazione migliorerà strada facendo. Nel frattempo si può e si deve continuare con il lavoro di informazione presso aziende pubbliche e private.
In vista inoltre della riforma delle forze di polizia si può anche ipotizzare una ridistribuzione del lavoro investigativo nel settore informatico.
Posto che ormai tutti i dipartimenti dei corpi impegnati in questo settore hanno fondi a volontà sia dallo stato che dai colossi del web si potrebbe pensare ad una razionalizzazione delle forze in campo.
Senza tagliare i fondi annuali tanto faticosamente conquistati con il decreto del 2008 dal cnaipic e vista l'emergenza terrorismo, si potrebbe lasciare la gestione della sicurezza informatica delle infrastrutture critiche all'intelligence.
Non che si dubiti dell'efficacia del processo di information sharing tra i nostri reparti investigativi, ma le analisi attuali fanno prevedere attacchi mirati a vari settori ed aree geografiche strettatmente collegati tra loro.
Un attacco informatico ad Eni potrebbe precedere o seguire eventi di terra e aerei in Libia o Azerbaijan.
Una unica unità investigativa ridurrebbe i tempi di intervento e favorirebbe un esito positivo delle vicende.

Queste altre questioni dovrebbero essere prese in considerazione da capo della polizia e direttore delle specialità al di là di reportage giornalistici e per una salto di qualità concreto che la polizia postale di sicuro merita.

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