giovedì 16 ottobre 2014

Sulle orme di Qaboos




E’ un po’ di tempo che il monarca dell’Oman risulta essere assente dalle scene nazionali ed internazionali.
Non v’è ragione di dubitare della veridicità dei comunicati ufficiali che lo danno in Germania per seguire delle terapie.
Si è sempre saputo dei suoi problemi con il diabete e gli Omaniti tra le varie mete di cura estere prediligono le strutture tedesche.
La Germania ha un legame molto forte fatto di scambi commerciali e culturali con il Sultanato.
Gli Omaniti ma anche noi che abbiamo rapporti con loro ed abbiamo imparato ad amare quella terra, cominciano ad essere un po’ preoccupati per le sorti del Sultano.
E’ assente dal dieci luglio scorso. La tradizione araba ha molto a cuore la privacy dei cittadini. Quando si tratta di sovrani però, questo silenzio dà luogo a speculazioni indiscriminate nelle quali indugiano soprattutto i media dei Paesi avversari.

Sultan Qaboos è un personaggio poco noto dalle nostre parti ma con un ruolo molto importante per le sorti dello scacchiere medio-orientale.
Salito al potere dopo un colpo di stato supportato dagli inglesi e sollevato il padre oscurantista dagli incarichi di governo, ha saputo sfruttare le risorse della sua terra (molto poche quelle energetiche) e gli aiuti provenienti dai Paesi amici (soprattutto America ed Inghilterra) senza mai addivenire a compromessi o sacrificare la sovranità territoriale.
In patria ha saputo costruire un modello politico ed economico in grado di resistere agli screzi tra tribù e confessioni religiose.
All’estero fa spesso da mediatore tra i Paesi del Golfo e tra questi e i loro referenti internazionali.
Se non si è mai veramente andati vicini ad un conflitto con l’Iran lo si deve a sua maestà che è in buoni rapporti con tutti.
Dietro le liberazioni degli ostaggi da parte dei pirati nel golfo e oltre, ci sono le trame silenziose del governo dell’Oman.
Gli ospiti stranieri del sultanato vivono in pace .
Uno degli “impiegati” più noti del Sultano è un italiano a capo del fondo sovrano.
Non è tutto oro quel che luccica. Come ogni Paese l’Oman ha i suoi problemi. Ma riesce a risolverli con la calma tipica che deriva dalle sue tradizioni.

Sultan Qaboos potrebbe essere tra le chiavi di svolta del conflitto in Iraq e Siria.
In questi giorni la battaglia più difficile non si sta combattendo in quell’area bensì in Yemen.
Se si aprissero definitivamente le porte dello Yemen verso l’Arabia Saudita al flusso di combattenti provenienti da Iran, Afghanistan, Pakistan e altre zone, il conflitto con l’Isil e l’Isis prenderebbe una brutta piega.
E prevarrebbero le antiche ruggini sopite tra i vari stati della regione. Sarebbe il caos.
Sua maestà potrebbe fare da ago della bilancia come suo solito e salvare l’insalvabile.

Qualche giornale libanese ha parlato di malattia inarrestabile.
Il ministero per gli affari reali dirama regolarmente comunicati (l'ultimo in ordine di tempo è uscito il 2 ottobre) e i decreti legge sono sempre firmati da lui.
Ciò significa che è ancora in salute ed in possesso dei propri poteri.
La successione potrebbe diventare problematica.
Non avendo eredi regola vuole che per tre giorni la famiglia si riunisca e faccia convergere la propria decisione su un nome.
Qualora ciò non accadesse si dovrebbe aprire la busta nella quale lo stesso sovrano ha indicato la sua preferenza.
Circolano tre nomi che incontrerebbero i favori sia del sultano che del resto della famiglia :
Asa’d bin Tariq al Said, Fahad bin Mahmood al Said e Haitham bin Tariq Al Said.
Il sultano potrebbe aver scelto Asa’d perchè come lui ha un forte legame con il popolo che è quello che serve per governare un Paese piccolo come l’Oman ma insidioso a causa delle molteplici sfaccettature.
Sua altezza Asa’d trascorre lunghi periodi nel deserto. E’ conosciuto come persona molto calma e lontana dai fasti di corte.
Gli altri due sono invece ben piantati nel loro ruolo di “king in waiting” e intrattengono ottimi rapporti con rappresentanti locali ed internazionali.
Sono tutti ben visti all’interno della famiglia che tra l’altro è una delle meno litigiose nel complesso scenario del Golfo persico. Le emergenze però possono rendere nervosi.

Ci potrebbe essere una seconda via ipotizzata da analisti politici di livello che l’hanno intesa dai discorsi di sua maestà tenuti negli ultimi anni al consiglio dei ministri : una sorta di monarchia “partecipata” che possa fare da spola verso un governo di stampo democratico in un futuro non molto lontano .
In attesa di sapere cosa accadrà, auguriamo lunga vita al sultano dell’Oman.
Il sentiero tracciato che resterà comunque nei decenni a venire potrebbe essere decisivo per la risoluzione di molte questioni che ci stanno assillando .

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