martedì 14 ottobre 2014

Cosa bolle realmente nella pentola marocchina







Lo scorso 30 Settembre nell'ambito di un convegno sull'approccio degli stati del Maghreb per contrastare l'estremismo di matrice religiosa tenutosi presso la commissione anti-terrorismo delle nazioni unite, il capo degli 007 del Marocco Yassine Mansouri ha tracciato un quadro generale su quanto fatto dal suo Paese a partire dai tragici eventi di Casablanca fino ad oggi.
Dal 2002 sono stati arrestati circa 2676 terroristi (266 di questi sono ritenuti recidivi) e smantellate 126 cellule di cui 41 all'estero.
Sono stati sventati 276 attentati di cui 119 che avevano come obiettivo luoghi di culto, sedi diplomatiche e aree turistiche, e 109 tentativi di omicidio.
A oggi sarebbero 1200 i combattenti in Siria, 300 dei jihadisti belgi avrebbero origini marocchine, 218 sono in carcere, 254 sono morti in battaglia .
Mansouri ha inoltre rassicurato che la sua agenzia e le forze dell'ordine del Marocco collaborano a pieno ritmo con i loro referenti esteri per scongiurare il pericolo terroristico nel Maghreb e nei Paesi occidentali.
Con lui c'era Hamed Toufik ministro degli affari religiosi che ha illustrato il lavoro fatto dal suo dicastero e dal re per favorire la diffusione di un Islam moderato.
Gli estremisti arrestati sono stati sottoposti a programmi di riabilitazione, gli imam che istigano all'odio e all'intolleranza vengono allontanati e i nuovi imam vengono educati ed addestrati secondo le migliori pratiche.

Quello che nessuno dei due ha detto è che il numero reale dei combattenti marocchini in Siria ed Iraq dovrebbe aggirarsi attorno alle tremila unità e che vi sono, secondo un recente resoconto del ministro della giustizia, almento duecento procedimenti penali aperti a carico di presunti terroristi.
Il Marocco fa parte dei primi cinque Paesi che rifornisce di militanti Isil e Isis.
Le autorità spagnole hanno inoltre segnalato che una massiccia ondata di foreign fighters di ritorno è ormai alle porte.
Al qaeda nel maghreb pare essere sempre più forte e legata ad altri gruppi come Boko haram e Ansar al Sharia.
I programmi messi in atto dai ministeri dell'istruzione e dell'interno sembrano ancora lontani dall'aver ottenuto l'effetto sperato.

Quindi se da un lato il Marocco fa parte della coalizione di Paesi alleati per scongiurare il pericolo califfato, dall'altro ne alimenta le potenzialità.
Che è quello che in fondo fanno anche Arabia Saudita e Qatar o gli Emirati ma il Marocco non ha il loro potere contrattuale.
Sarebbe più paragonabile alla Turchia che tiene le frontiere aperte e allo stesso tempo aderisce all'alleanza internazionale.
Sono comportamenti questi, che alla lunga possono causare problemi.
E infatti il re del Marocco qualche giorno prima del convegno e dopo averlo affidato in un primo momento ad un suo rappresentante, ha tenuto un accorato quanto duro discorso sugli effetti deleteri causati dal colonialismo vecchio stampo che toglie la possibilità alle nazioni come la sua di svilupparsi appieno portando avanti programmi che si basano su impostazioni proprie e non vengano sollecitate da altri.

Insomma questa "operazione nazioni unite" che ha voluto rassicurare tutti che il Marocco sta facendo il possibile per contrastare il terrorismo e contemporaneamente rivendica una propria autonomia, ha inteso anche mettere in chiaro che sua maestà e il governo non ci stanno a fare il capro espiatorio del Nord Africa o a diventare un'altra Turchia da tenere buona a forza di ricatti.

Questo è quanto è possibile dedurre dalle notizie ufficiali che ci sono al momento.
Le analisi di rischi in corso o futuri possono essere molteplici.
Per quello che riguarda eventuali scenari collegati all'Italia è bene fidarsi sempre dei capi di anti-terrorismo e intelligence italiani che al momento non hanno rilasciato dichiarazioni in merito.
Tutto il resto è fantasia di azzeccagarbugli che amano diffondere la paura.

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