Oltre ad ospitare un circuito di spie che si aggira attorno alle settemila unità, la città della Sacher pare essere uno snodo importante per l'Nsa.
E del giro ovviamente farebbe parte anche l'Italia.
Il ventiduesimo distretto di Vienna chiamato Donaustadt si trova al di là del Danubio in un'area lontana dal centro e di scarso interesse turistico.
Si tratta di una zona residenziale con uffici ed appartamenti in enormi grattacieli, parchi, mall e un paio di musei.
Spicca tra tanti il palazzo delle nazioni unite.
Raggruppa diversi uffici :
anti-riciclaggio, lotta al traffico di droga, alto commissariato per i rifugiati, disarmo ed altri.
Quello che ha incuriosito Erich Mochel dell'Orf che ne ha scritto in dettaglio, è una piccola costruzione all'interno dell'Ambasciata americana presso le nazioni unite che ha sede all'interno del Vienna international centre ad un centinaio di metri dal palazzo dell'onu.
Di primo acchitto sembrerebbe una casetta del tipo di quelle per la manutenzione ma insospettisce il fatto che trovandosi a 130 metri di altezza non sia pienamente visibile da terra e sia controllata da almeno dieci telecamere.
Isolata da una consistente rete metallica, è raggiungibile solo attraverso una scaletta esterna.
Una costruzione simile è presente nella sede dell'Ambasciata americana presso il governo austriaco nel nono distretto a Vienna.
Di per se una rete di spionaggio che vede protagonisti gli Americani in questa città non sarebbe nemmeno una gran notizia.
E' dai tempi dell'impero che il governo austriaco chiude un occhio o anche due su traffici del genere.
Ma da quando Snowden ha fatto conoscere al mondo intero i risvolti di certa attività di intelligence, le novità oscure vengono sempre accolte con sospetto.
A Settembre dello scorso anno aveva fatto notizia l'individuazione di una villa a Vienna, anch'essa provvista della stessa casetta, che servirebbe alla Nsa per spiare l'operato delle altre nazioni.
Ciò non potrebbe accadere se non con la collaborazione o per lo meno con il consenso del governo austriaco il che è contro la legge come obiettato da molti politici locali che all'epoca convocarono una riunione d'urgenza del comitato di sicurezza.
Gli Americani si limitarono a dichiarare che si trattava di un centro open source che sarebbe stato chiuso al più presto.
In questo caso non hanno commentato.
Alla luce di quanto rivelò Snowden circa la mappatura dei Sigint partners ovvero di quei Paesi che in base ad un accordo bilaterale fissato da un memorandum (tra questi anche l'Italia) forniscono all'agenzia Americana non solo relazioni finali ma anche i cosiddetti raw data ovvero informazioni parziali che possono contenere dati sensibili sulla vita privata dei propri cittadini, non sarebbe sbagliato ipotizzare che l'Austria, nazione che non appartiene ad uno dei grandi raggruppamenti internazionali che garantiscono l'accesso a questo circolo di eletti, vi sarebbe stata ammessa in virtù proprio della partecipazione a questa presunta rete di spionaggio messa in piedi a Vienna.
Insomma le antennine presenti all'interno delle casette sparse per le ambasciate americane nei vari quartieri di Vienna dovrebbero consentire di captare conversazioni e messaggi di testo o di installare software in modalità remota che permettono il monitoraggio continuo delle comunicazioni ma anche di provocare interferenze tali da oscurare la rete per diverse ore.
Chissà se il nostro agente tortellino si è lasciato intercettare e che segreti gli avranno carpito.





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