Infatti interrompere le lezioni per imporre umilianti controlli antidroga non porta risultati quantitativi tali che possano far pensare che l’operazione serva a debellare spaccio o consumi. In realtà queste sono operazioni repressive con connotazioni mediatico-intimidatorie: servono a “insegnare” agli studenti che sono tutti potenziali criminali, controllabili e perquisibili in ogni momento. Educare al controllo ed alla subalternità ecco l’intento, neppure troppo nascosto, di queste operazioni-spettacolo che attaccano profondamente l’essenza stessa del fare scuola: dell’educare in modo critico e non certamente reprimere, sorvegliare e punire.
baruda
Se c'è un fondato motivo una perquisizione senza mandato è legittima.
Non mi pare di aver letto sulla stampa che in seguito il magistrato non l'abbia convalidata quindi l'azione decisa da un funzionario di polizia era più che giustificata.
I ragazzi oggi sono ben consapevoli di quello che accade nel loro ambiente e dei rischi a cui possono andare incontro.
Se una simile evenienza si fosse verificata quando ero al liceo, di certo sarei rimasta sconvolta.
Ma i ragazzi dell'era moderna sono abituati a ben altro e dubito che siano rimasti impressionati più di tanto.
Ovviamente ce ne sono anche di molto sensibili ma possiedono gli anticorpi giusti per riprendersi in breve tempo con l'aiuto di genitori, insegnanti e amici, ammesso che questi sappiano svolgere il compito.
Strano che un'insegnante faccia un ragionamento del genere .
Una persona che è a contatto con degli adolescenti dovrebbe conoscerli.
Salvo poi farsene scudo come in questo caso.
Anche se ormai le ragioni di un poliziotto valgono meno di quelle di uno spacciatore, c'è da supporre che quella perquisizione fosse necessaria per trovare prove (di quale entità non ha importanza) che in un altro momento e in un altro luogo sarebbero andate perse.
E nell'attimo in cui si trovano prove, si trovano anche testimonianze che portano ad altri elementi o personaggi che possono fare decollare una indagine più corposa e costruire anche una rete di reati collegati.
E' questa l'importanza della flagranza.
Posto quindi che la perquisizione fosse legittima, quell'insegnante ha dato un pessimo segnale ai suoi allievi.
Ha sfidato una autorità.
Ha voluto giocare a fare l'Erri De Luca de noantri.
Una sorta di obiettore di coscienza dell'insegnamento.
Sarebbe stato più costruttivo se avesse chiesto spiegazioni a voce alta di fronte alla classe (probabilmente l'ha fatto) e poi avesse comunque lasciato fare.
In seguito avrebbe potuto consultare un avvocato sempre di fronte ai ragazzi e vedere se c'erano possibili azioni legali da intraprendere oppure chiedere un incontro chiarificatore con il Questore e magari invitarlo a parlare e spiegare in classe tutto quanto accaduto.
Quel suo rifiuto invece è stato del tutto diseducativo.
L'insegnante è venuto a mancare nel suo ruolo di educatore.
Ha insegnato ai ragazzi che il muro contro muro è l'alternativa migliore.
Avrebbe potuto spiegare o lasciare spiegare alla polizia che quel controllo era a loro tutela.
Alla fine è stato lui quello che ha traumatizzato i ragazzi perchè gli trasmesso semplicemente confusione, paura e sfiducia.
Credo che una sospensione sia anche poca cosa come punizione.
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