sabato 19 aprile 2014

Pezze

Ho visto ragazzi, i suoi ragazzi, signor capo della Polizia, piegarsi in due a colpi di pietre e bastonate. Ho visto i caschi della Celere frantumarsi al contatto con le biglie d’acciaio. Ho visto divise prendere fuoco insieme a chi le indossava. Li ho visti piangere dal dolore, soffocare nei loro stessi gas lacrimogeni, chiedere aiuto e soccorso ai compagni. Ma soprattutto li ho visti ogni volta risorgere, rialzarsi miracolosamente, ricompattarsi a mo’ di testuggine, battere sugli scudi per ritrovare coraggio, rincorrere ombre anche se azzoppati, ingaggiare nuovi scontri, rispondere alle offese senza mai infierire quando al loro posto - lo confesso - li avrei presi tutti gratuitamente a mazzate. Li ho visti andare al macello in settanta contro 500/600, mi sono detto ma chi glielo fa fare, ho pensato alle loro mogli e ai figli a casa, e più avanzavano malconci e fieri verso quel muro d’odio e più pensavo che a gente così bisognerebbe dargli cinquemila euro d’aumento, minimo. Al termine di quella giornata ho visto una città distrutta, bruciata, disorientata, avvolta dal fumo nero, stuprata da migliaia di animali.
gianmarco chiocci

Sembra la solita retorica del Chiocci alla guida di un giornale che rappresenta un gruppo politico che ha beneficiato grandemente dei servigi della polizia e come al solito li difende, però non è così.

Ai tempi dell'università a Bologna, ero abbonata della fortitudo e non me ne perdevo una delle partite in casa.
Il mio posto era dal lato di via Calori.
Un giorno arrivai in ritardo ad una partita con il Verona, che all'epoca era una mezza specie di derby.
Non so come, entrai dal lato sbagliato.
Mi ritrovai tutto ad un tratto nella fossa dei leoni, la tifoseria storica della fortitudo.
Tentai invano di tornare sui miei passi ed andare verso il mio settore.
Non ci fu modo. La partita stava per iniziare.
I tifosi del Verona erano ancora in arrivo.
La polizia mi fermò e mi obbligò a rimanere in quella curva.
Non potevano rischiare un incontro-scontro.

Fui costretta a guardarmi la partita in piedi da dietro la ringhiera e in posizione laterale.
A pochi metri, alla mia sinistra, c'era la tifoseria avversaria.
Non esagero se dico che durante tutto il primo tempo pensai che sarei morta.
Se ne dicevano di tutti i colori da entrambe le parti e a tratti cercavano di raggiungersi o di tirarsi tutto quanto gli capitava tra le mani.
Mi venne anche in mente di tornarmene a casa ma non potevo.
Poliziotti e carabinieri stavano là come rottweiler e non mi avrebbero lasciato passare.
Credo di averli odiati profondamente in quel momento, ma poi mi resi conto che non potevano fare altrimenti.
Nell'intervallo finalmente mi lasciarono andare verso la mia curva.

Il capo della polizia, che mi dicono essere stato poliziotto molto valido, forse certe cose non se le ricorda.
Uno sbirro in certi frangenti non può fare altrimenti, ed è questione di secondi.
Anche il Pansa che giorni fa ha detto che è nostro dovere accogliere i fratelli migranti dall'Africa, non ha potuto fare altrimenti nel lanciare quell'epiteto idiota.
Però adesso ci deve mettere una pezza.
O si dimette o la smette con la politica del reggi-moccolo al ministro dell'Interno.
Lasci un'impronta e sia di esempio ai suoi uomini.

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