sabato 8 marzo 2014

Quel poliziotto un pò attore

E a proposito delle presunte recite di Colucci, bisogna dire che i poliziotti, un po’ per mestiere, a volte per noia, sono tutti attori.
Quando conosci l’universo umano a memoria e non ti aspetti oramai granchè di nuovo, non rimane che recitare.

Il giorno che il prefetto Manganelli, buonanima, testimoniò a Napoli, diede prova di grande recitazione.

C’era il pubblico ministero che lo incalzava.
Voleva da lui cose che magari non esistevano, e se c’erano, di certo non sarebbero venute fuori in un’aula di tribunale.
Quei segreti che rimangono nascosti nei cassetti, e poi si portano nell’aldilà.
Manganelli poverino, un po’ affannato ma sempre lucido, rispondeva di buon grado.

Fece un po’ di confusione sulle date, quelle delle telefonate con il prefetto Cirillo, quando era in clinica in America.
Ogni giorno.
Ogni mattina e ogni sera si telefonavano.
All'occorrenza parlavano in videoconferenza.
Da Houston.

Era come se ci tenesse a far sapere, che era stato sempre presente.
Che il suo voler rimanere al timone, non era un capriccio, ma il sacrificio a cui ogni uomo di stato, non può e non deve sottrarsi.
E allora, nel corso di un interrogatorio un po’ surreale, fatto di chiacchiere che poco avevano a che fare con i fatti, lui cominciò a prenderci gusto.
Iniziò a dilungarsi sulle visite del procuratore a Roma, sugli incontri che aveva avuto con i vertici delle polizia. Fece una descrizione minuziosa del percorso che c’è tra l’Anagnina e il Viminale, tra lui e il vicecapo.
Ad ascoltarlo pareva di stare a Roma.

Poi ad un certo punto la stoccata finale.
Dopo che il pubblico ministero gli ricordò un’intervista all’indomani della bufera su Pisani, lui ebbe un guizzo. E’ come se in quegli istanti gli fossero tornate alla mente tutte le baruffe che c’erano state tra la Questura e la procura, da Sossio Costanzo ai continui dissidi sulla Dia.
E non ce la fece più.
Lanciò la bomba.
Disse che il procuratore capo era andato a Roma per chiedergli non tanto il trasferimento di Vittorio, ma addirittura la promozione.
E con un pizzico di cattiveria ricordò di avergli spiegato che in polizia non funziona così, che le promozioni si danno solo quando spettano.
Il pubblico ministero rimase interdetto.
In quel momento sembrava che il Manga fosse preso da una strabordante felicità.
Ma si contenne.
Aveva appena dato una lezione di quelle pesanti, a chi aveva osato mettere in dubbio l’onore della polizia, cercato di infangare il buon nome di uno dei suoi pezzi più pregiati.
Non sapremo mai se quella storia fosse del tutto vera.
In giornata il procuratore Lepore, raggiunto dalle agenzie, confermò di aver chiesto il "trasferimento" del Pisani.
E la recita si chiuse.

Buono quanto canaglia, il Manga.
Grande sbirro. Mi manca .
Nessuno come lui, mi dà soddisfazione.
Ci provavo gusto a dargli sempre addosso.

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