martedì 11 marzo 2014

Onda su onda

Proprio quello che auspica il questore Vincenzo Stingone: «Contiamo di incidere di più sulla sicurezza e la vivibilità di quell’area ma serve anche l’aiuto dei cittadini. Cercheremo di dare un servizio più efficace per prevenire tutti quei microreati, che poi piccoli non sono, che incidono sulla percezione della sicurezza. 
Il presidio fisso doveva fare da deterrente, ora contiamo di fare un lavoro più di sostanza che di facciata e che incida non solo come è ovvio sui reati ma anche su tutti quei comportamenti che possono creare disagio alla convivenza». 
Sulla stessa lunghezza d’onda il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Antonio Jannece: «Il cambio di presidio è una scelta condivisa da tutti gli organi istituzionali e risponde alla necessità di ricercare strumenti sempre più efficaci e un sistema sempre più aderente alle aspettative dei cittadini. Penso che questo sia un modo più efficace per affrontare i problemi di quell’area».
Rotondi Corriere Bologna


L'evoluzione dell'organizzazione della sicurezza, va di pari passo con lo sviluppo della società a cui essa deve essere applicata.
E dipende molto dai rapporti tra le parti coinvolte : cittadini e istituzioni.
Ciò è tanto più vero, per realtà complesse come quella bolognese.
Se una volta era anche logico, che gli equilibri tra popolazione, rappresentanti politici e polizia, si reggessero su un filo che era ai limiti dello scontro, o per lo meno del confronto serrato, oggi tutto ciò è inammissibile.
I livelli raggiunti dalla illegalità nelle nostre comunità, non permettono ulteriori frizioni.
C'è bisogno di una stretta forma di collaborazione tra i cittadini e i tutori della sicurezza, che consenta di risanare il disagio sociale che è alla base dei fenomeni criminali e far si quindi, che questi vengano sconfitti o almeno contenuti.

Ma quando un normale cittadino legge una nota del Viminale in cui si afferma che è ora di eliminare commissariati fatiscenti, e ascolta un Questore ammettere che le camionette, erano poco più che un deterrente formale, allora si chiede come mai le autorità preposte abbiano impiegato trent'anni per rendersi conto di errori, che erano stati denunciati ormai da tutti.



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