Iera sera eravamo tutti attovagliati, madre, padre ed io, davanti alla tivvù, in attesa del verbo di Pandoro.
Mancava solo il cane.
C’era questa signorina molto bella ma un po’ emaciata, con la bocca a culo di gallina che va tanto di moda, ce l’ha pure quella zoccola della giornalista comunista, dice mia madre, questa signorina che diceva cose.
Che lei era stata con B., ma anche con Francesca, e che avevano fatto cose.
Ma che mestiere fa, chiedeva mia madre.
L’attrice pare.
E mia madre che di mestiere invece, fa la spettatrice di tivù, insisteva che non l’aveva mai vista.
Di fiction, spiegavo io, quelle che sono centinaia di puntate che uno non si ricorda la trama, figuriamoci le facce e i nomi degli attori.
E più parlava, questa Crudelia Demon bulgara, più mia madre s’incazzava.
Ma ancora a prendersela con quel povero Berlusconi, urlava contro Santoro.
Ma che cos’altro dobbiamo sapere che non sappiamo.
Dice che più tardi racconterà cose pesanti, erotiche, che ad Arcore stanno tutti ad aspettare davanti alla tivvù, dopo che l’hanno letto sull’Huffington . Spiego io.
E perché non adesso, chiede mia madre.
Perché è l’ora dei bambini.
Ad un certo punto, pure Cacciari si è messo ad urlare, sulle cose che succedono in un qualsiasi Paese del mondo.
Come se noi fossimo un Paese qualsiasi.
Belpietro, che giocava a fare il giornalista per davvero, leggeva ad alta voce un file sulle mutande della Bulgara.
Santoro anche lui urlava come un bambino al quale rompono il giochino.
E a quel punto non ce l’ho fatta più.
Ho rinunciato alle rivelazioni eclatanti, e me ne sono andata a letto per tentare di finire un P.D. James che iniziai a leggere dieci anni fa.
Evviva Michele Pandoro che tiene unita la famiglia tradizionale davanti alla tivvù.
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