sabato 26 ottobre 2013

L’arancino si mangia in piedi e con le mani

Visita lampo in Sicilia.

Oltre agli obiettivi prefissati, mi ero riproposta di mangiare un cannuolo vero da Savia.

Sul volo per Catania, Alitalia 185 euro andata e ritorno, ottimo prezzo mi aveva detto la Dada in agenzia, mi hanno dato uno snack, come lo chiamano loro.
Ovvero un sacchetto con dei mini taralli, un po’ come dei mini pony.
Ormai abituata dopo il rientro in patria, a controllare gli ingredienti di tutto quello che mangio, scopro che nei mini pony c’è del vino bianco.
In questo Paese mettono il vino dappertutto, non so perché.
Sul mio volo c’era la Camusso, tosta come la si vede in tivvù.
A lei non credo interessasse molto mangiare.
Parlava della legge di stabilità, e del lavoro.

Ebbene niente da fare, pranzo, pardon snack, saltato.
E pensare che in Oriente, su una tratta di una mezzoretta, quaranta euro, davano un panino, bevande e la cioccolata, di marca pure.
Allora giunta a Catania, mi precipito al mio B&B, sul mare, e di fronte punto una pizzeria, Marè. Fanno servizio anche fuori orario, come in Arabia.
Vedo sul banco questi arancini enormi, a forma di pera.
Chiedo se c’è il prosciutto dentro.
La ragazza inorridita mi risponde che no, non c’è prosciutto, c’è ragù.
Mi viene in mente di chiederle se loro nel ragù mettono carne di maiale, ma non voglio darle un altro shock.
E confido in Allah che abbia ispirato i Siciliani a fare il ragù con il vitello.
Ordino e mi siedo sulla terrazza.
Meraviglia.
Sono partita con la foschia. Qua è praticamente Luglio.

Il cameriere gentilmente mi porta il piattino con l’arancino gigante e l’acqua.
Sorride e va via.
Scruto nel piatto e non vedo un cucchiaio, né una forchetta.
Aspetto, mi giro.
Mi agito.
Mi alzo e mi guardo intorno, pensando che s’è dimenticato e magari torna.
Poi l’illuminazione.
Mi ricordo quando in Oman, mi invitavano a pranzo.
C’era questo grande piatto centrale con il riso.
Veniva distribuito e poi ognuno se lo mangiava con le mani.
A me davano la forchetta senza che la chiedessi nemmeno.
Sono educati gli Arabi.
Lì ho imparato a mangiare con le mani.
Il riso no, che mi dà fastidio il condimento tra le dita.
Ma il resto si. Il pollo, le patate, le polpette.
Se gli Occidentali sapessero quant’è bello mangiare con le mani.
Toccare con mano quello che si mangia, non ha prezzo.
Ecco allora, ho pensato : vuoi vedere che anche qui, mangiano con le mani?
E ho cominciato a mangiare l’arancino.

Finalmente ho capito il perché della forma a pera.
Come lo mangi direttamente con la bocca, non crolla.
Si stacca a pezzi compatti. Non sporca.
Noi in Abruzzo, spesso e volentieri, quando siamo a casa, mangiamo i supplì di riso con la forchetta.
Sono rotondi, al massimo ovali.
Appena li tocchi con la posata, si rompono in mille pezzi.
Gli arancini sono compatti, essenziali.
Per questo è facile mangiarli con le mani, mettendoli direttamente in bocca.
Il Siciliano è ingegnoso, essenziale.

Così oggi mi hanno accompagnata in giro per Catania a ora di pranzo, e ci sono queste pasticcerie storiche, piene di gente.
I tavolini sono occupati, tanti sono in piedi.
E si gustano gli arancini.
Da Savia ne ho mangiato un altro, in piedi anch’io.
Paradiso.
E finalmente il cannuolo.
Oserei chiamarlo cannone, per quant’è grande. Due euro e quaranta lo mettono.
Da noi per tre euro,ti danno un pistolino che gronda d’olio.
Il cannuolo qua è un’opera d’arte.

Che Allah benedica i Siciliani, il ragù con manzo e vitello, e i cannoni di ricotta.

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